
In Ciad il partito al governo del presidente Mahamat Idriss Deby ha vinto due terzi dei seggi nelle elezioni legislative tenutesi il 29 dicembre scorso e boicottate dall’opposizione. Il Movimento patriottico di salvezza (MPS) si è assicurato 124 dei 188 seggi dell’Assemblea nazionale. L’affluenza alle urne, nel Paese dell’Africa centrale a sud della Libia, è stata del 51,56%. Il presidente Deby ha definito l’appuntamento elettorale come la fase finale della transizione verso la democrazia.
Farsa
Il maggior partito di opposizione, Transformateurs, ha però parlato di elezioni “farsa” e denunciato la mancanza di trasparenza e la distorsione del voto. Nel maggio dello scorso anno proprio l’elezione alla presidenza di Deby aveva posto fine a una fase di scontro di potere innescata nel 2021 dalla morte del padre, che era stato al comando per circa trent’anni. Il voto di dicembre è avvenuto in un momento critico per il Ciad, che si trova ad affrontare diverse sfide: dagli attacchi nella regione del lago Ciad da parte del gruppo islamista Boko Haram alla fine di decenni di cooperazione militare con la Francia, ex potenza coloniale. Agli inizi di gennaio la guardia presidenziale ha sventato nella capitale N’Djamena un assalto armato contro Deby, poche ore dopo la visita del ministro degli Esteri cinese, Wang Yi.
Destabilizzazione
Almeno 19 assalitori sarebbero rimasti uccisi nello scontro a fuoco. Il governo del Ciad ha parlato di un “tentativo di destabilizzazione”, proprio mentre si va completando il ritiro delle truppe francesi e il presidenti Deby ha stretto legami più importanti con la Russia. Il Ciad era un anello fondamentale della presenza militare francese in Africa, ultimo punto d’appoggio nella regione del Sahel dopo l’abbandono forzato di Mali, Burkina Faso e Niger in seguito a una serie di colpi di stato militari filo-Mosca. Recentemente anche il Senegal e la Costa d’Avorio hanno chiesto alla Francia di sgomberare le basi militari presenti sui loro territori. Il Ciad è ricco di risorse petrolifere, ma uno è secondo fonti ONU il settimo paese più povero del mondo, con l’80% della popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà.
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