
Europei e Nato in ordine sparso a conclusione del vertice convocato dal premier laburista britannico Keir Starmer a Londra sull’Ucraina. Una riunione urgente e delicatissima a 48 ore dalla lite Trump-Zelensky alla Casa Bianca: c’era da decidere con chi stare, se con il presidente americano o con il presidente ucraino, e il conseguente atteggiamento da assumere in termini di impegni finanziari e militari. Un pò troppo per una riunione durata solo poche ore tra alleati ancora sotto shock per quel venerdì incredibile nello Studio Ovale. Se ne riparlerà il 6 marzo in un vertice straordinario a Bruxelles.
Le posizioni emerse al termine della riunione, in base alle dichiarazioni dei leader partecipanti, hanno evidenziato tre aspetti: non c’è stata univocità nelle posizioni, pur nella riaffermata e plateale solidarietà a Zelensky e al popolo ucraino; la necessità per l’Europa di dotarsi di una difesa comune ha fatto qualche passo in avanti ma per il momento il progetto-obiettivo è solo abbozzato e abbastanza fumoso (“L’Europa deve riarmarsi” ha detto la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen aggiungendo che l’Ucraina deve trasformarsi “in un porcospino d’acciaio indigeribile per Putin”…); il piano anglo-francese per una forza di interposizione europea in Ucraina (Gb e Francia sono due potenze nucleari) formata con i paesi “volonterosi” che ci staranno, è stato illustrato a grandi linee da Starmer e da Macron ma non ha raccolto un consenso generalizzato, soprattutto per quanto riguarda l’invio di militari sul terreno a far da cuscinetto tra i due eserciti, un’ipotesi che, ad esempio, ha incontrato la freddezza di Giorgia Meloni (la premier ha parlato di “perplessità” ).
La Meloni ha detto ai partner europei e della Nato che è assolutamente necessario evitare “una divisione dell’Occidente” che “sarebbe esiziale per tutti”, di voler lavorare a questo obiettivo e di non voler prendere in considerazione per il momento nessun’altro scenario, come quello dell’invio di soldati italiani “che non è all’ordine del giorno”. Questo nonostante l’appello diretto proprio al nostro paese dal presidente francese Macron. “Se vogliamo essere credibili come europei nel nostro sostegno a lungo termine all’Ucraina, dobbiamo essere in grado di fornire delle garanzie di sicurezza solide. Stiamo cercando di muovere le cose. E abbiamo bisogno dell’Italia, di un’Italia forte che agisca a fianco della Francia, della Germania, nel concerto delle grandi nazioni. Per questo ho invitato la premier Meloni, lo scorso 17 febbraio”: così il presidente Macron in un’intervista a Il Foglio domani in edicola. “E’ necessario che l’Italia sia al nostro fianco, che si impegni in questo percorso, e che lo faccia da grande paese europeo, sulla scia di quanto fece Draghi. Ora restiamo uniti” ha concluso.
Quanto allo scontro Trump-Zelensky di venerdì scorso nello Studio Ovale, interpellata dai giornalisti, la Meloni ha detto di essere “dispiaciuta” ma anche di ritenere che questo “non è il momento delle tifoserie”.
Il vertice Ue-Nato si è svolto alla Lancaster House nella capitale britannica mentre da Washington, dalla Casa Bianca e dintorni, si ribadiva l’irritazione americana verso Zelensky e si affermava che la sicurezza dell’Ucraina era ormai “una questione europea” con Trump ormai deciso a dedicarsi alla ricerca della pace direttamente con Putin saltando Kiev e Ue. E contemporaneamente Mosca nelle stesse ore non riusciva a trattenere la soddisfazione per la crisi del rapporto tra Usa e Europa. Il Cremlino poi ha bocciato in modo deciso l’idea di una forza militare europea in Ucraina. Ma cosa ha proposto esattamente Starmer? Il premier britannico ha evocato un piano per “una pace duratura e giusta” per l’Ucraina, indicando gli Usa come partner “indispensabile” e dicendosi “d’accordo con Donald Trump” sull’obiettivo di far finire la guerra. Nello stesso tempo ha annunciato quattro impegni europei emersi dal vertice di Londra: a cominciare da quello di continuare a sostenere militarmente Kiev e mantenere “le pressioni economiche” su Mosca; e di preparare “una coalizione di volenterosi” da schierare sul terreno nel momento di un accordo in funzione di tutela “delle sicurezza e della sovranità” ucraine e di deterrenza verso la Russia. Starmer ha annunciato un nuovo accordo per consentire all’Ucraina di utilizzare 1,6 miliardi di sterline (circa 2 miliardi di euro) in finanziamenti per acquistare 5.000 missili per la difesa aerea. I missili “saranno vitali per proteggere le infrastrutture critiche e rafforzare l’Ucraina”, ha aggiunto il premier britannico.
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