
I leader dei trentuno paesi ‘volenterosi’ riuniti oggi a Parigi da Emmanuel Macron sull’Ucraina hanno riconfermato a Zalensky, presente al vertice con Starmer, Scholz e Giorgia Meloni, il pieno sostegno a Kiev ma hanno raggiunto l’unanimità solo sul mantenimento delle sanzioni occidentali alla Russia accusata di non voler trattare seriamente per un cessate il fuoco – “Mosca finge” ha detto l’inquilino dell’Eliseo – e di alzare continuamente il prezzo per dare il suo Ok alla tregua, a partire proprio dalla richiesta di ammorbidire le sanzioni che l’hanno colpita dall’invasione dell’Ucraina. Per il momento niente intesa invece tra i 31 sull’invio di soldati ‘volenterosi’ sul terreno ucraino; soldati da inquadrare, se del caso ma solo dopo la firma della tregua, in una ‘forza di rassicurazione’ a guida franco-britannica (non a caso due paesi con l’arma nucleare, ndr). L’Italia comunque ha detto no.
Così l’ha ri-battezzata Macron, una ‘forza’ per controllare che i due paesi oggi in guerra facciano veramente tacere le armi. Non tutti si sono detti d’accordo sulla proposta, se ne tornerà a parlare tra un mese. Parigi e Londra hanno dato incarico ai rispettivi stati maggiori di studiare la fattibilità dell’idea di un contingente franco-britannico, come forza non di interposizione ma di deterrenza, magari dietro una prima linea costituita da militari di altri paesi. Contingente cui l’Italia, comunque vada, non intende partecipare, come ha chiarito la premier italiana Giorgia Meloni.
Sul tavolo del vertice durato cinque ore c’era la finalizzazione delle garanzie di sicurezza da offrire a Kiev nel caso di un accordo di pace con la Russia. C’era il presidente ucraino Zelensky, già ricevuto ieri all’Eliseo, dove Macron ha annunciato ulteriori aiuti militari dalla Francia per 2 miliardi di euro. Tra i partecipanti il premier del Regno Unito Starmer, il cancelliere tedesco Scholz, il vicepresidente turco Yilmaz, il segretario generale della Nato Rutte, i vertici dell’Ue guidati da Ursula von der Leyen . Immediata e d’attacco la replica di Mosca: “Londra e Parigi continuano a escogitare piani per l’intervento militare in Ucraina mascherati come una sorta di missione di mantenimento della pace”.
Giorgia Meloni ha riaffermato la linea del governo italiano: no a soldati italiani in Ucraina, a meno che non vi sia un’iniziativa di peacekeeping da parte delle Nazioni Unite sulla quale Roma potrebbe riflettere e ripensarci, e – per non inimicarsi gli Usa malgrado le bordate di Trump e del suo staff sugli “europei parassiti” – mantenimento del contesto euroatlantico sulle garanzie di sicurezza per l’Ucraina, che potrebbero comprendere il ricorso all’art. 5 del trattato Nato che vincola (non automaticamente) i partner al sostegno reciproco in caso di attacco militare. La premier italiana ha proposto di invitare gli Stati Uniti alla prossima riunione dei volenterosi.
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