
Spiragli di pace in Medio Oriente. A due anni esatti dal 7 Ottobre, la strage di giovani israeliani compiuta da Hamas che ha poi provocato la reazione di Israele, c’è una concreta speranza di veder cessare i combattimenti a Gaza e di portare la pace in Medio Oriente, speranza fondata sul piano di pace elaborato dal presidente americano Donald Trump che ha ottenuto il consenso di Benjamin Netanyahu, dai principali paesi arabi compresi i ‘mediatori’ Egitto e Qatar, delll’ANP di Abu Mazen e di quasi tutti i paesi europei. Mancava il sì di Hamas cui il presidente americano aveva rivolto un ultimatum con scadenza alle 24 di domani. E ieri notte quel sì, sia pure condizionato, è arrivato con una nota che in sostanza rendeva pubblica l’approvazione del piano Trump da parte del movimento islamista pronto, secondo la nota, a rilasciare gli ostaggi e a trattare tutti gli elementi della proposta americana. Il presidente degli Stati Uniti ha commentato subito, nemmeno mezz’ora dopo quella nota, sottolineando l’importanza della risposta di Hamas e invitando conseguentemente Netanyahu a sospendere le operazioni militari nelle Striscia (cosa che poi è avvenuta anche se negli ultimi raid sono rimaste uccise 46 persone). Non è in gioco solo il cessate il fuoco nella Striscia, ha scritto Trump sul suo social Truth, ma la pace in tutta la regione. Per comprendere l’importanza del momento, basta leggere la nota dell’ìnquilino della Casa Bianca: “Sulla base della dichiarazione appena rilasciata da Hamas – dice Trump – credo che siano pronti per una pace duratura. Israele deve smettere immediatamente di bombardare Gaza, così che possiamo liberare gli ostaggi in modo sicuro e rapido! In questo momento è troppo pericoloso farlo. Siamo già in discussione sui dettagli da definire. Non si tratta solo di Gaza, si tratta della pace in Medio Oriente, a lungo attesa”. E in effetti già domani a Sharm el Sceik, in Egitto, l’inizio delle trattative e i primi colloqui diretti tra Israele e Hamas cui parteciperanno l’inviato di Trump Witcoff e il genero del presidente Kushner.
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