
Washington ha annunciato nuove sanzioni contro le due maggiori compagnie petrolifere russe, Rosneft e Lukoil, per fare pressione su Putin, affinché negozi un accordo di pace in Ucraina. L’annuncio dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato di voler accantonare a tempo indeterminato l’incontro programmato con il suo omologo russo a Budapest. “Ogni volta che parlo con Vladimir – ha rimarcato il tycoon – faccio delle belle conversazioni e poi non vado da nessuna parte”. L’impatto economico delle sanzioni sulla Russia non è al momento determinato, resta tuttavia il dato della svolta nella politica estera della Casa Bianca, che finora si era trincerata dietro la giustificazione che l’Unione Europea non avrebbe smesso di acquistare prodotti energetici russi.
Dipendenza
In realtà, la dipendenza dell’Europa dal petrolio e dal gas di Mosca è diminuita drasticamente dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina. L’Unione il 20 ottobre scorso ha dato il via libera al divieto d’importazione di gas russo entro la fine del 2027. Petrolio e gas sono le principali esportazioni della Russia e le due compagnie petrolifere colpite finanziano in modo decisivo la ‘macchina da guerra’ del Cremlino. Soltanto Rosneft – secondo stime del governo britannico riportate dalla BBC – è fonte di quasi la metà dell’intera produzione petrolifera russa, che rappresenta il 6% di quella globale. Negli ultimi mesi l’Ucraina ha preso di mira le raffinerie e le infrastrutture energetiche, nel tentativo di danneggiare questo snodo chiave dell’economia russa.
Pesi massimi
A tenere a galla le prospettive di Mosca restano però gli acquisti da parte di alcuni pesi massimi dell’economia asiatica: Cina, India e Turchia. Il greggio russo, segretamente ribattezzato, viene poi riesportato per eludere le sanzioni e proposto con sconti che variavano anche dai 15 ai 20 dollari al barile. Pechino, oggi il maggiore importatore di petrolio russo, ritiene la pratica legittima e ha ribadito che non intende tollerare “bullismi unilaterali”. Nominalmente più disposto ad ascoltare Trump sembra essere il primo ministro indiano, Narendra Modi, che però insiste sulla priorità di “tutelare gli interessi dei consumatori indiani in un contesto energetico volatile”. Secondo gli esperti, Nuova Delhi con l’acquisto di petrolio dalla Russia, ha risparmiato fino a 33 miliardi di dollari sui costi energetici tra il 2022 e il 2024.
Spesa militare
Con la spesa militare che supera il 6% del PIL e un’inflazione stimata da alcuni analisti al 15-20%, la Russia potrebbe ricevere dalle nuove sanzioni un altro colpo per la sua economia. Mosca sta bruciando liquidità e ciò mette a dura prova il suo bilancio e le sue fabbriche di armi. Ma se i circa 5 milioni di barili al giorno della Russia venissero improvvisamente tolti dal mercato, gli analisti prevedono un sensibile aumento dei prezzi, destinato a innescare un balzo in avanti dell’inflazione sia negli Stati Uniti sia a livello mondiale.
Ti piace questo articolo? Imposta in20righe come fonte preferita su Google.
Imposta in20righe come fonte preferita