USA: Trump firma la legge di spesa e pone fine allo shutdown. I poveri restano nel mirino del tycoon

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(foto account FB The White House)

Donald Trump firma la legge sulla spesa e pone fine allo shutdown, il bilancio transitorio finanzierà il governo degli Stati Uniti fino alla fine di gennaio 2026. Dopo 43 giorni si è così concluso il più lungo periodo di fermo del bilancio pubblico nella storia USA. I servizi governativi che erano stati ridotti o sospesi del tutto riprenderanno e i dipendenti federali torneranno a ricevere lo stipendio. La ripartenza dopo che alcuni parlamentari democratici hanno deciso di rompere la disciplina di partito in favore di un accordo bipartisan.

Obamacare

L’accordo con i repubblicani al Senato si basa sulla promessa di un voto il mese prossimo sull’estensione dei sussidi dell’Affordable Care Act, il cosiddetto Obamacare la legge del 2010 che aveva l’obiettivo di rendere l’assistenza sanitaria più accessibile anche agli americani meno abbienti. Secondo molti osservatori si tratta di una promessa sulla carta, perché al Senato la questione si presenta in salita e poi difficilmente verrà votata alla Camera. La scelta ha perciò fatto infuriare gli altri democratici e non soltanto i più radicali, di qui la richiesta di dimissioni per il leader della minoranza dem al Senato, Chuck Schumer, ritenuto non idoneo. Anche alla Camera dei rappresentanti sei democratici hanno votato insieme ai repubblicani un pacchetto di finanziamenti che ha aperto la strada alla decisione di Trump di porre fine allo shutdown.

Specie invasiva

Ad opporsi al disegno di legge sui finanziamenti era stata fino al suo ultimo giorno alla Camera, la neo governatrice democratica del New Jersey, Mikie Sherrill: “Colleghi non date l’avallo a un’amministrazione che toglie il cibo ai bambini e distrugge l’assistenza sanitaria”, aveva detto. Un altro dem non radicale, il governatore della California Gavin Newsom, possibile candidato alle prossime presidenziali, ha affermato: “La lotta non è finita, siamo solo all’inizio” e ha aggiunto rivolto ai colleghi che hanno sostenuto l’intesa bipartisan: “Non sono contento che, di fronte a questa specie invasiva che è Donald Trump, che ha completamente cambiato le regole del gioco, noi continuiamo a giocare secondo le vecchie regole”. Di fatto però dopo le lunghe settimane di shutdown, che hanno visto la sua popolarità calare ai minimi nei sondaggi, Trump ha chiuso per il momento la partita facendo ben poche concessioni sostanziali.

Arco di trionfo

Anzi, il presidente sembra pavoneggiarsi e soprattutto non ha smesso di mettere nel mirino i cittadini meno fortunati. Di fronte alle file che si snodano fuori dalle mense dei poveri, ha deciso di non utilizzare i fondi disponibili per continuare a erogare integralmente i buoni pasto, il cosiddetto sussidio SNAP, sui quali in milioni fanno affidamento per acquistare generi alimentari, un americano su otto. Ha anche contestato le sentenze di giudici federali che imponevano di ripristinare i benefici. In parallelo, mostrava sul suo social Truth il nuovo bagno nella Casa Bianca ristrutturato con finiture dorate e di marmo. E annunciava la costruzione di una nuova mega sala da ballo nella residenza presidenziale, con l’idea dicono i democratici di trasformare la Casa Bianca in un “opulento parco giochi”. In attesa magari di realizzare sempre a Washington, di fronte al Lincoln Memorial, un arco di trionfo. L’’ultimo dei suoi sforzi per rinnovare l’architettura della capitale secondo il suo stile. Trump è salito al potere spacciandosi per populista, ma la sua amministrazione è piena di miliardari e ha mostrato poche riserve nel continuare a ingraziarsi i suoi ricchi finanziatori. Anche durante la chiusura delle attività governative non ha risparmiato occasioni con feste e ricevimenti lussuosi a Washington e nell’esclusivo resort di Mar-a-Lago in Florida.

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