
La Repubblica Democratica del Congo (RDC) e i ribelli dell’M23 sostenuti dal Ruanda hanno firmato in Qatar un accordo quadro verso la pace. Il conflitto è in atto da circa una dozzina di anni nelle province orientali del Congo, principalmente nel Nord e Sud Kivu, e ha causato un alto numero di vittime e milioni di sfollati. Secondo le Nazioni Unite si tratta di “una delle crisi umanitarie più lunghe, complesse e gravi sulla Terra”. L’escalation nel corso di quest’anno ha portato alla conquista da parte di M23 dei due capoluoghi regionali Goma e Bukavu, nel quadro di una guerra legata a importanti interessi economici e strategici regionali.
Cessate il fuoco
I precedenti tentativi di giungere alla pace, portati avanti anche dal governo dell’Angola, sono falliti. Il nuovo quadro punta a un cessate il fuoco e allo scambio di prigionieri, oltre – ha precisato all’agenzia AFP l’inviato di Washington per l’Africa, Massad Boulos – all’accesso umanitario e al ritorno degli sfollati. L’accordo rappresenta “un punto di partenza – ha rimarcato Boulos -. La gente si aspettava di vedere probabilmente dei risultati immediati sul campo, ma questo è un processo e non un interruttore che si accende e si spegne”. Per il ministro degli Esteri del Qatar, Mohammed bin Abdulaziz Al-Khulaifi: “La pace non può essere imposta con la forza. Si costruisce attraverso la fiducia, il rispetto reciproco e l’impegno sincero”. L’intesa raggiunta a giugno scorso tra RDC e Ruanda, fortemente voluta dal presidente Donald Trump era stata rapidamente violata dalle parti. Kinshasa continua a chiedere il ritiro delle truppe ruandesi dal suo territorio, mentre Kigali pretende lo scioglimento della milizia Hutu FDLR, collegata al genocidio ruandese del 1994, che ha le sue basi in Congo.
Coltan
Il presidente congolese Felix Tshisekedi si era rivolto agli Stati Uniti per chiedere aiuto, offrendo l’accesso a minerali strategici per l’industria elettronica globale, come il coltan, in cambio di garanzie di sicurezza. L’intesa siglata a Doha dovrebbe, secondo il governo della RDC, “creare nel più breve tempo possibile le condizioni per un cambiamento reale e misurabile per la popolazione”. Assai più cauto il capo della delegazione M23, Benjamin Mbonimpa: “Non ci sarà alcun cambiamento nella situazione sul campo né alcuna attività, finché le misure non saranno dibattute, negoziate e discusse una per una e non sarà raggiunto un accordo di pace definitivo”.
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