Cina: al via nuovo piano quinquennale. Xi, tecnologia e mercato interno. Boom export, surplus supera per la prima volta 1.000 miliardi di dollari

0
Xi
(foto Fang Dongxu/Xinhua)

È toccato all’Ufficio politico del Comitato centrale del Partito comunista cinese (PCC) analizzare la prospettiva dell’attività economica del Dragone per il 2026: obiettivo garantire un buon inizio del 15esimo piano quinquennale (2026-2030). Il presidente Xi Jinping, segretario generale del Comitato centrale del PCC, ha parlato di un anno significativo nel processo di avanzamento della modernizzazione cinese, con politiche macroeconomiche più proattive ed efficaci, che si prevede consentano il raggiungimento dei punti di sviluppo economico e sociale.

Power

Secondo Xi, riferisce l’agenzia ufficiale Xinhua, la Cina negli ultimi cinque anni ha superato con efficacia vari shock e sfide, con un significativo rafforzamento del suo hard power in settori quali economia, scienza, tecnologia e la difesa nazionale, ma anche del suo soft power in ambito culturale, istituzionale e diplomatico. In questo quadro, si punta a espandere la domanda interna e a uno sviluppo di alta qualità, coordinando il lavoro e gli sforzi economici nazionali nell’arena economica e commerciale internazionale. Si intende proseguire l’impegno per promuovere una trasformazione verde dell’economia e per stabilizzare l’occupazione, insieme a una politica monetaria moderatamente accomodante.

Leadership

La seconda economia più grande del mondo intende sfruttare tutti i suoi punti di forza, nel contesto – ha spiegato Xi – di un rafforzamento della leadership del Partito, in un “sistema di stato di diritto socialista con caratteristiche cinesi”. Il Politburo promette anche di intervenire per affrontare le “lotte” commerciali, verso un 2026 in cui sarà comunque necessaria cautela nonostante la tregua con gli Stati Uniti.

Mercato globale

Intanto Pechino registra un surplus commerciale, che per i primi 11 mesi dell’anno in corso ha superato per la prima volta i 1.000 miliardi di dollari. Certo, le spedizioni verso gli Stati Uniti sono diminuite del 29% a novembre su base annua, ma le esportazioni verso l’Unione Europea sono cresciute del 14,8%, quelle verso l’Australia del 35,8% e le economie del Sud-Est asiatico hanno assorbito l’8,2% di merci cinesi in più. Insomma, nonostante le persistenti tensioni commerciali sui mercati mondiali e il soffiare del vento del protezionismo, la Cina potrà ancora contare sul fatto che il suo export acquisisca una quota sempre maggiore nel mercato globale, come segnalano gli analisti di Morgan Stanley. Mentre altri loro colleghi ritengono che la crescita economica della Cina probabilmente rimarrà anche per il 2026 intorno al 5%.

Ti piace questo articolo? Imposta in20righe come fonte preferita su Google.

Imposta in20righe come fonte preferita

Exit mobile version