
L’Italia non tratta con Teheran, neanche ‘sottobanco’, per avere una sorta di via libera alle sue navi nello stretto di Hormuz. E’ la smentita di palazzo Chigi al Financial Times che ha ‘rivelato’ come i governi di Parigi e Roma abbiano in corso contatti con i pasdaran per ottenere un salvacondotto per le proprie petroliere. Immediata smentita da Macron e Meloni. “Nessuna trattativa diretta o indiretta con l’Iran”, l’Italia in quello scacchiere non si muove autonomamente, hanno affermato fonti di governo. Piuttosto, come sostiene anche l’Unione europea, dovrebbe essere l’Onu ad intervenire presso Teheran per liberare Hormuz, quella strettoia essenziale per il traffico mondiale di petrolio e gas ora sotto il controllo e la mira dei pasdaran che stanno strangolando l’economia globale (il petrolio ha toccato oggi i 100 dollari al barile). Per chiarire ulteriormente Palazzo Chigi e Farnesina hanno confermato che nei loro contatti diplomatici i leader italiani vogliono favorire le condizioni per una de-escalation militare generale, ma non esiste nessun ‘negoziato sottobanco’ che punti a preservare soltanto alcuni mercantili rispetto ad altri.
L’ordine di bloccare lo Stretto è partito dalla nuova guida suprema della rivoluzione islamica, Mojtaba Khamenei, ferito e forse sfigurato nel primo raid israelo-americano che ha ucciso il padre Alì. Mojtaba non è ancora apparso in tv come invece hanno fatto gli altri leader del regime iraniano scesi in piazza per guidare una manifestazione di migliaia di sostenitori degli ayatollah. La sfilata in tv della leadership di un paese dato per sconfitto da Washington e Tel Aviv è apparsa, al tredicesimo giorno di guerra, come una ulteriore provocazione verso Israele e gli Usa (che cantano vittoria ma non sembra abbiano un piano per proseguire la guerra all’Iran oltre i fittissimi bombardamenti delle prime due settimane nè per una exit strategy in grado di allontanare o cancellare lo scenario di un confronto logorante come è stato per l’Afghanistan).
Comunque l’allarme per il blocco di Hormuz è forte in tutto l’Occidente, un allarme plasticamente rappresentato dalle file di auto alle pompe di benzina dove il prezzo del carburante sale inarrestabile anche se in molti paesi si è aperto il salvadanaio delle riserve e Trump è stato costretto a sospendere le sanzioni all’amico-nemico Putin consentendogli “temporaneamente” di vendere (e quindi incassare un bel mucchio di dollari) il petrolio promesso a India e Cina e già in viaggio. E l’Italia non fa eccezione: che la situazione sia davvero preoccupante lo dimostra l’offerta di una ‘tavolo della guerra’ avanzata dalla premier all’opposizione (offerta accolta in parte dalla Schlein ma bocciato da Conte, Fratoianni e Bonelli) e soprattutto dalla decisione del Capo dello stato di convocare al Quirinale, in anticipo rispetto alla data prevista, il Consiglio supremo di difesa per ribadire che l’Italia non è in guerra e che mai lo sarà, che la soluzione del conflitto va trovata con la diplomazia e infine che, contro le iniziative di singoli paesi, va privilegiata l’azione multilaterale dell’Onu. A buon intenditor…
E sempre a proposito di Hormuz una rude affermazione di Trump, secondo il quale le navi mercantili in attesa vicino allo Stretto dovrebbero “tirare fuori le palle e attraversarlo”. Così si è espresso il capo della Casa Bianca in un’intervista a Fox news registrata domenica ma andata in onda soltanto oggi, dopo che diverse imbarcazioni sono state attaccate da Teheran. Diversi oppositori del tycoon e rappresentanti democratici hanno criticato il commento accusando Trump di sottovalutare i rischi della guerra.
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