
Trump chiama ma la Nato non risponde. Per mettere in sicurezza il libero transito del petrolio dallo Stretto di Hormuz minacciato dai missili e dai droni dei Pasdaran iraniani Donald Trump ha chiesto l’aiuto della Nato, sollecitata ad inviare navi militari, ma la prima risposta di alcuni paesi dell’Alleanza, come Germania, Gran Bretagna e Italia, e della stessa Commissione di Bruxelles, è stato un ‘no’, declinato con maggiore o minore freddezza e con la sottolineatura che un intervento per Hormuz è fuori del perimetro e dai compiti Nato, in pillole che la guerra scatenata da Usa e Israele contro l’Iran, e giunta alla terza settimana, non è una guerra dell’Alleanza atlantica.
Una serie di risposte che ha irritato il capo della Casa Bianca tanto che Trump non ci ha messo molto per passare dalla richiesta di aiuto alle minacce: “Se non ci sarà alcuna risposta o se la risposta sarà negativa penso che ciò sarà molto negativo per il futuro dell’Alleanza atlantica” ha detto in un’intervista. La prima risposta secca Trump l’ha avuta da Berlino. Il portavoce del Cancelliere Merz, Stefan Kornelius, ha puntualizzato: “Credo che questa guerra non abbia nulla a che fare con la Nato. Non è una guerra della Nato. La Nato è un’alleanza per la difesa del territorio dell’Alleanza, e il governo federale ha già chiarito la propria posizione riguardo a un coinvolgimento in questo conflitto”.
Risposta analoga anche se meno decisa da Londra dove il primo ministro Starmer, già finito nel mirino del tycoon per il tiepido aiuto dato agli Usa in questa guerra, ha sottolineato come sia “vitale riaprire Hormuz ma non è un compito facile” e che la Gran Bretagna è impegnata a coordinarsi con alleati europei. Ha frenato anche il nostro governo. “L’Italia è favorevole al rafforzamento della missione europea Aspides che opera nel Mar Rosso (e da ieri sotto il comando dell’Italia, ndr) ma giudica “complesso” cambiare il mandato per includere un intervento nello Stretto di Hormuz” ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani a Bruxelles. “Continueremo a lavorare in quella direzione, siamo disposti anche a rinforzare la missione Aspides e la missione Atalanta (contro la pirateria, nell’oceano Indiano al largo della Somalia), però non mi pare che siano missioni che si possono allargare allo stretto di Hormuz, anche perché – ha spiegato – sono missioni che hanno il compito uno di anti-pirateria e l’altra difensivo”.
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