Anche la base anglo-americana di Diego Garcia nel mirino dei missili degli ayatollah. A 4.000 km di distanza…

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Dopo tre settimane di guerra anche la base anglo-americana di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano, lontana 4.000 chilometri da Teheran, è finita nel mirino dei missili iraniani. Venerdì i pasdaran ne hanno infatti lanciati due verso questo atollo strategico sia per gli Usa che per la Gran Bretagna: due missili balistici a medio raggio che non hanno colpito il bersaglio situato a 3.810 km di distanza (uno ha avuto un guasto, l’altro è stato neutralizzato dalla difesa antiaerea di una nave statunitense con un missile anti-missile SM-3) e non hanno provocato danni ma paradossalmente hanno avuto un effetto ancora più rilevante rispetto a quello di un obiettivo colpito perchè hanno dimostrato che le capacità militari dell’Iran forse sono state sottovalutate dagli stati maggiori di Usa e Israele, aprendo nuovi e preoccupanti scenari. Se è vero che quei due missili destinati alla base anglo-americana di Diego Garcia hanno percorso una distanza doppia di quella massima finora ritenuta alla loro portata (2.000 km), allora con quel raggio d’azione avrebbero potuto essere indirizzati anche verso le capitali europee considerate ‘nemiche’ dai pasdaran, come Londra o Parigi o Roma, tanto per fare qualche esempio, estendendo – proprio con questo tentativo fallito – la minaccia degli ayatollah ben oltre l’area del Medio Oriente per colpire la potenza americana su scala globale.

L’isola di Diego Garcia, a due bracciate dalle Mauritius, è un atollo di 44 km², ed è la più grande dell’arcipelago delle isole Chagos, nell’Oceano Indiano, circa 1600 km a sud dell’India. L’isola è un territorio britannico d’oltremare e appartiene al Territorio Britannico dell’Oceano Indiano.

Illuminante la ‘fotografia’ dell’importanza strategica di questo atollo a forma di ferro di cavallo fatta da Huffpost Italia, descrizione che prendiamo a prestito. “Diego Garcia non è una base qualsiasi. È il principale avamposto militare occidentale nell’Oceano Indiano, dotato di piste sufficientemente lunghe per ospitare bombardieri strategici come i B‑52 e i B‑2, impianti di rifornimento, sofisticati sistemi radar e un porto in acque profonde in grado di accogliere portaerei, sottomarini nucleari e grandi unità di superficie. Negli anni è diventata una piattaforma insostituibile per le operazioni USA dal Medio Oriente all’Asia. Da qui sono decollati i bombardieri che hanno colpito l’Iraq nella Guerra del Golfo del 1991 e durante l’invasione del 2003, e fino all’80% delle munizioni sganciate nell’Operazione Iraqi Freedom sarebbe partito proprio da questo atollo, secondo stime della Heritage Foundation. L’isola ha fornito supporto anche alle campagne aeree in Afghanistan e, più recentemente, agli attacchi contro i ribelli Houthi nello Yemen nel 2024 e nel 2025, consolidando il suo ruolo di retrovia logistica e offensiva per ogni intervento statunitense nell’arco che va dal Corno d’Africa all’Asia meridionale”.

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