Cuba: fortissima pressione di Trump, il blocco petrolifero strangola l’isola. Il presidente Díaz-Canel apre al dialogo, ma si prepara la difesa

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(foto presidencia.gob.cu)

Trump ha intensificato la pressione su Cuba, l’Avana resiste e resta aperta al dialogo. Il tycoon ha messo l’isola caraibica nel mirino e reitera quasi quotidianamente le sue minacce di prenderne il controllo, sostenendo di poter fare “qualsiasi cosa” lui voglia. Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha rivelato che il suo governo ha avviato colloqui con gli Stati Uniti per cercare di risolvere la crisi. “Lo scopo di questi colloqui è, prima di tutto, quello di individuare attraverso il dialogo i problemi bilaterali, che necessitano di una soluzione”. Assieme a Díaz-Canel avrebbero partecipato ai colloqui anche l’ex presidente Raúl Castro e due nipoti dei fratelli Castro, il vice primo ministro Oscar Perez-Oliva e Raul Guillermo “El Cangrejo”.

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El bloqueo

Perez-Oliva ha dichiarato che Cuba è disponibile a consentire scambi commerciali con aziende statunitensi e a permettere ai cittadini cubani-americani di investire in imprese cubane. Ma il segretario di Stato USA, Marco Rubio, ha mantenuto la linea dura: Cuba ha bisogno di “nuove persone al comando. La loro economia non funziona. Sono in grossi guai e chi è al comando non sa come risolverli, quindi devono trovare persone nuove al comando”. Trump vuole continuare a dimostrare di essere un presidente forte, ma deve anche evitare di scatenare un’altra guerra. Prosegue così lo strangolamento economico – “El bloqueo”, l’embargo USA iniziato già all’indomani della rivoluzione cubana all’inizio degli anni Sessanta del secolo scorso – con il blocco petrolifero, che ha reso pesantissima la crisi energetica e colpisce quasi ogni aspetto della società cubana. Gli Stati Uniti hanno interrotto le forniture di petrolio dal principale fornitore di Cuba, il Venezuela, e rivolto minacce esplicite ad altri potenziali fornitori come il Messico. I blackout a livello nazionale e interruzioni di corrente diffuse hanno scosso l’economia cubana, le risorse provenienti dal turismo hanno subito gravi tagli, i ricoveri ospedalieri e gli interventi chirurgici sono limitati, si usa la legna per cucinare e ripercussioni gravano anche sull’approvvigionamento idrico.

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Situazione umanitaria

“La situazione umanitaria a Cuba era già estremamente fragile, ma la crisi energetica sta mettendo a dura prova molti servizi essenziali”, ha dichiarato alla CNN Juanita Goebertus, direttrice per le Americhe di Human Rights Watch. Le Nazioni Unite hanno dichiarato di essere in trattative con gli Stati Uniti per agevolare le consegne di petrolio a Cuba per motivi umanitari. Il presidente Miguel Díaz-Canel, in una conferenza stampa trasmessa in diretta nazionale, ha ribadito che si stanno cercando soluzioni, pur riconoscendo che il compito non è semplice. Secondo il governo cubano, il paese non riceve spedizioni di petrolio da tre mesi e la produzione interna ha coperto meno del 30% della domanda nel 2024. Lídice Vaillant Roca, direttrice del Laboratorio di Fotovoltaico dell’Università dell’Avana, afferma: “Vorrei l’autosufficienza energetica, è una sfida straordinaria che dobbiamo affrontare come Paese”. Per questo si punta a “sviluppare capacità tecnologiche che ci permettano di realizzare prototipi e modelli specifici che si adattino alle condizioni cubane”.

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Inespugnabile

Il presidente e primo segretario del Partito Comunista di Cuba, Díaz-Canel, rimarca: “Gli USA minacciano pubblicamente, quasi quotidianamente, di rovesciare con la forza l’ordine costituzionale. Annunciano piani per impossessarsi del paese e delle sue risorse, solo così si spiega la feroce guerra economica che viene applicata come punizione collettiva contro tutto il popolo”, ma “di fronte allo scenario peggiore, Cuba è accompagnata da una certezza: qualsiasi aggressore esterno si scontra con una resistenza inespugnabile”. Nelle ultime settimane le Forze Armate Rivoluzionarie (FAR), ma anche le forze paramilitari le Milicias de Tropas Territoriales (MTT) e le Milicias Nacionales Revolucionarias (MNR) hanno tenuto esercitazioni di difesa in diverse aree di tutto il paese, con una intensificazione della preparazione anche dei volontari, sulla base della dottrina della “guerra dell’intero popolo”. “Ogni cubano – sottolinea Díaz-Canel – deve avere un ruolo e una missione nella difesa”.

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