Renzi apre la crisi, Conte vuole la conta. Tre gli scenari più probabili

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Alla fine Renzi ha rotto gli indugi e con il ritiro delle sue due ministre ha di fatto aperto la crisi di governo, che però non è stata al momento formalizzata. Nella prima Repubblica in una situazione simile il presidente del Consiglio prendeva atto della decisione di uno dei componenti della maggioranza e saliva al Quirinale per dimettersi. Il Capo dello Stato a sua volta accettava le dimissioni con riserva e decideva se rinviare il governo alle Camere o aprire subito le consultazioni. Dopo le 18,30 quando Renzi ha riportato indietro l’orologio della crisi, ignorando tutte le aperture di Conte per un corposo rimpasto più la revisione del Ricovery fund, non ci sono stati sviluppi. Conte sembra essere tentato ad andare direttamente in aula per vedere se trova ancora la fiducia magari con l’aiuto dei cosiddetti responsabili. Ma si tratta di una via rischiosa che rischia di avvitare ancora di più la situazione. Si tratta comunque di una crisi che si giocherà tutta all’interno del centrosinistra, con lo stesso Renzi che si dice “pronto a restare” nella maggioranza ovviamente “se ci vogliono”.

L’ex premier tornato alle sue origini di rottamatore accusa Conte di un vulnus democratico. Quindi appare difficile anche a livello personale una ricomposizione tra i due. Quello che chiede Mattarella è di fare in fretta e con chiarezza. Lascia però a Conte la decisione sulla prossima mossa da fare. Mattarella, fanno sapere dal Colle, non farà il suggeritore di Conte, così come non vuole essere considerato “la terza gamba” del governo, il suo Lord protettore. Quando ieri all’ora di pranzo il premier si è presentato al Quirinale si è sentito dire: “Cercate di uscire velocemente dalla condizione di incertezza, c’è l’allarmante situazione causata dalla pandemia da affrontare… Per il resto la sintesi a lei”.

Conte si trova davanti a tre strade, prima che la crisi prenda eventualmente diversi sviluppi che potrebbero anche portare Franceschini a palazzo Chigi. 1) Prendere atto dell’uscita di Renzi dalla maggioranza, andare al Quirinale e dimettersi, sperando in un reincarico, che però potrebbe avvenire solo dopo le consuete consultazioni del Capo dello Stato. 2) Andare subito in aula per parlamentarizzare la la crisi, nata al buio e per capire se esistono ancora i margini per un rilancio. 3) Sfidare il rivale in aula chiedendo la fiducia magari contando su qualche nuovo arruolamento. Sarebbe però un sorta di stampella non si capisce quanto stabile. E Mattarella potrebbe storcere il naso, visto che ha sempre evocato la necessità di “maggioranze solide e con un perimetro ben chiaro”, altrimenti qualsiasi governo rischia di essere costruito sulla sabbia. Il Presidente, sempre da quanto fanno sapere dal Colle, potrebbe anche concedere un po’ di tempo, “poco” per vedere se possa riprendere il negoziato tra le parti in causa. Sapendo tutti che Mattarella considera di essere stato anche troppo paziente, fino ad ora.

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