Il secondo 17 ottobre? In linea di massima un flop. Così come Ceuta 2, alimentata dalla grancassa mediatica e mai nata. Il malessere diffuso soprattutto negli strati giovanili della società troverà sicuramente nuove e diverse fasi e modi di espressione, ma è evidente che è possibile in modo incruento bloccare attività deliberate di organizzazione e manipolazione che puntano a strumentalizzare il disagio. L’individuazione del presunto amministratore della pagina social “movimento 17 ottobre” non fornisce al momento tutte le risposte, ma consente di fare il punto sulla possibilità, oggi, di trasformare attraverso i social network il malessere sociale o aspettative di qualunque tipo in uno strumento di mobilitazione.
Roccaraso
Dall’invasione di Roccaraso da parte di turisti “mordi e fuggi” scatenata da un effetto virale su TikTok, alle violenze nel centro di Milano, passando per i ben più drammatici fatti di Ceuta della scorsa estate, appare evidente che flussi o proteste organizzate non si producono automaticamente. Occorrono messaggi capaci di aggregare, canali di comunicazione, obiettivi riconoscibili. Insomma, forse guerra ibrida, ma soprattutto presenza di nuovi soggetti ‘politici’ capaci di sfruttare la velocità di circolazione delle informazioni, la forza dell’emulazione e la capacità dei social di trasformare una convocazione improvvisata in un evento collettivo. Si selezionano, amplificano e indirizzano dinamiche presenti nel profondo delle società. Forse non ancora una vera “regia digitale”, quanto l’uso disinvolto e a un tempo sapiente di reti digitali fluide, capaci di comunicare e di orientare i comportamenti, così come fanno i signori del club delle Big Tech e Big Social.
Inflazione
Come per l’inflazione e per il carovita poi, la continua attenzione riservata dai media alle convocazioni, alle piazze annunciate e alla prospettiva di nuovi disordini amplifica la loro visibilità, accresce le aspettative e alimenta la sensazione che sia in corso un movimento più vasto e strutturato. Diversamente mobilitazioni come quelle degli autotrasportatori sono più facili da interpretare, grazie ai richiami storici a figure dai connotati precisi come il sindacalista USA, Jimmy Hoffa, o blocchi eversivi come quelli contro il Cile progressista di Allende. Dopo il 17 ottobre, ancora una volta, l’inasprimento delle norme e delle pene è apparsa la risposta immediata politicamente più rassicurante, soltanto dopo si è guardato all’efficacia e all’efficienza dell’intelligence, all’attività investigativa preventiva. Qualcuno si schermirà, affermando che non è detto che una prevenzione più efficace avrebbe impedito gli incidenti. È però legittimo chiedersi se le capacità investigative siano state adeguate e adeguatamente veloci, in un’epoca in cui organizzazione e comunicazione si sviluppano rapidamente e spesso al di fuori dei tradizionali circuiti politici, anche quelli dei cosiddetti antagonisti. I decreti sicurezza non possono trasformarsi in una risposta automatica. Il disagio giovanile e di larghe fasce sociali è autentico e esplosioni di rabbia sociale possono essere nelle cose. Occorre saper ricostruire i fatti, comprendere i meccanismi, non lasciare spazio agli ‘imprenditori della mobilitazione’, che pensano di poter manipolare artificialmente, organizzare e alimentare a piacimento la spontaneità e il malessere sociale.
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