Un largo consenso per il Colle, Draghi verso la volata finale

0
Draghi testimonial
(foto governo.it)

Cresce ogni giorni di più la possibilità che Mario Draghi sia il candidato di tutti al primo turno per il Quirinale. Il proposito di eleggere il nuovo capo dello Stato con un consenso largo sta prendendo sempre più piede tra le varie forze politiche. E’ stato ultimamente auspicato da Letta e dalla Meloni, e non solo da loro. Perché se si realizzasse riunirebbe il paese attorno ad un vero garante, sarebbe insomma la forma più alta di unità nazionale, specie in un contesto di emergenza come quello attuale. Naturalmente le qualità che si richiedono sono soprattutto, prestigio e competenza. E solo su una figura autorevole potrebbero riconoscersi le forze politiche rispettando la volontà del paese. C’è almeno al momento un solo nome in grado di soddisfare tutti al di là delle singole convenienze o dei tatticismi. Infatti immaginare che la partita per il Colle possa trasformarsi in una resa dei conti tra fazioni, o che il voto sul capo dello Stato possa essere un’anticipazione della prossima sfida elettorale, significherebbe non tenere conto della realtà del paese. Perché offrirebbe alla gente una lunga serie di votazioni, con giorni trascorsi a contare schede bianche o a raccontare di complessi giochi ma sempre con candidati senza quorum. Vorrebbe dire per la politica screditarsi in un momento nel quale non offre certo il suo meglio. E potrebbe addirittura portare ad una deflagrazione del sistema, che nessuno può permettersi. Il largo consenso vorrebbe dire che i partiti hanno capito e che non vogliono mettere a rischio le istituzioni. Anche Matteo Salvini, che si appresta ad un suo giro di colloqui, è convinto che serva un tavolo comune e su Draghi ha detto:”Non ha difetti e se ne ha sono pochi e irrilevanti”. Per il centrodestra appare ora più complicato sedersi a trattare con il Cavaliere come candidato. A questo punto lo stesso Berlusconi per mantenere un suo ruolo di centralità nella trattativa potrebbe fare un passo indietro, facendolo magari passare come eroico, in nome del paese.