
Gazprom, l’azienda energetica russa, che fornisce gas all’Europa attraverso l’Ucraina assicura la continuità delle forniture. L’agenzia russa Tass riporta una dichiarazione del portavoce Gazprom, Sergey Kupriyanov. Dal ministero della Transizione ecologica (Mite), tuttavia, giunge l’annuncio dello stato di “pre-allarme” per la fornitura di gas, “considerato l’attuale stato di guerra tra la Federazione Russa e l’Ucraina”.
Metri cubi
Kupriyanov ha rimarcato: “Gazprom fornisce gas attraverso il territorio ucraino come di consueto. 107,5 milioni di metri cubi al 27 febbraio, in conformità con le richieste dei consumatori europei”. Questo volume, segnala Gazprom, è quasi uguale alle consegne con richiesta di prenotazione a lungo termine per il transito del gas attraverso l’Ucraina, circa 109,5 milioni di metri cubi al giorno. I rischi per la sicurezza energetica dell’Italia sono stati rilevati dal premier, Mario Draghi, nell’informativa urgente al Parlamento sul conflitto in Ucraina. Un quadro fosco, che a spinto Draghi ad affermare: “Dobbiamo procedere spediti sul fronte della diversificazione, per superare quanto prima la nostra vulnerabilità”.
Consumo
Il presidente del Consiglio ha evidenziato un livello di “consumo nazionale tra i 70 e i 90 miliardi circa di metri cubi” di gas e quasi “il 45%” di quello che “importiamo proviene dalla Russia. In aumento rispetto al 27% di dieci anni fa”. Una situazione che può mettere a rischio concreto l’economia e gli standard di vita della popolazione italiana. Il Mite spiega di aver “ritenuto opportuno sensibilizzare gli utenti del sistema gas nazionale della situazione di incertezza legata al conflitto”. Questo “benché la situazione delle forniture sia al momento adeguata a coprire la domanda interna”. In ogni caso, “considerando che il livello di pericolosità della minaccia è sensibilmente maggiore rispetto a quanto previsto nelle analisi di rischio svolte in passato”, il Mite ha predisposto “eccezionali misure preventive, volte a incentivare un riempimento dello stoccaggio anticipato rispetto alle procedure adottate in condizioni normali”.
Tallone d’Achille
Il Mite, conclude la nota, “sentito il Comitato Tecnico di Emergenza e Monitoraggio del sistema gas nazionale” e “ai sensi dell’articolo 11, lettera a), del Regolamento UE 2017/1938 e del punto 2.1 del Piano di Emergenza del sistema italiano gas naturale (Allegato 2 al Decreto Ministeriale del 18 dicembre 2019 e s.s.m.m. e i.i.) dichiara lo stato di pre-allarme”. La guerra in Ucraina ha reso evidente il tallone d’Achille del Belpaese. Anni di bassi costi dell’energia e gli impegni contro i cambiamenti climatici, avevano lasciato intravvedere un futuro roseo. Ci si è riempiti la bocca di fonti non inquinanti, auto elettriche, energia illimitata da sole e vento. Questo scenario virtuoso è stato sconvolto prima dal Covid e poi dagli scossoni geopolitici.
Carbone
Nell’immediato il governo prevede misure di emergenza, fino alla “riapertura delle centrali a carbone”. Paghiamo i ‘no’ pregiudiziali alla realizzazione di infrastrutture rilevanti, che hanno dominato la mentalità collettiva. La cosiddetta sindrome NIMBY: “Not In My Back Yard”, “Non nel mio cortile”. D’accordo al ‘no’ sul nucleare, dopo gli incidenti di Chernobyl e Fukushima, e anche sul carbone, particolarmente inquinante. Purtroppo è subentrata però la ‘voglia’ di porre veti su tutto: pale eoliche, parchi fotovoltaici e impianti biogas compresi. Di qui l’attuale emergenza. La riduzione dei consumi è difficilmente ipotizzabile. Il gas resta così la chiave per accedere alla transizione ecologica. Poiché sulle rinnovabili siamo in gravissimo ritardo e poi si tratta di fonti a bassa flessibilità.
Ti piace questo articolo? Imposta in20righe come fonte preferita su Google.
Imposta in20righe come fonte preferita