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domenica, 25 Settembre 2022

Calenda svolta a destra. Il leader d’Azione straccia di nuovo il patto elettorale con il Pd. +Europa si dissocia

Il lupo perde il pelo, ma non il vizio. E Carlo Calenda ha il vizio di stringere la mano a Enrico Letta e poi di rompere il patto appena siglato. È accaduto per due volte in pochi giorni, alla vigilia di una campagna elettorale decisiva per la collocazione in Europa dell’Italia e per assicurare una navigazione quanto più ordinata nel mare in tempesta della crisi economica e sociale.

Alleato

Coglie il nodo della situazione il ministro del Lavoro del Pd, Andrea Orlando: “Quando uno dice che non è di sinistra né di destra, di solito sta per collocarsi a destra. E Calenda non fa eccezione”. Sconcertato e amareggiato il segretario dem, Enrico Letta, impegnato in questi giorni a costruire un fronte elettorale ampio, in grado di fronteggiare la destra soprattutto per quel che riguarda la parte maggioritaria della legge elettorale in vigore, il Rosatellum. “Ho ascoltato Carlo Calenda – commenta con durezza Letta – e mi pare da tutto quel che ha detto, che l’unico alleato possibile per Calenda sia Calenda. Noi andiamo avanti nell’interesse dell’Italia”.

Io

Solipsismo ed egocentrismo quelli del capo di Azione, che già erano emersi a più riprese nel suo modo individualista di fare politica. Una specie di marchese del Grillo della politica da teatrino, che spara continuamente in faccia a tutti il: “Perchè io so io e voi non siete un cazzo”… Il Pd in una nota rimarca: “Carlo Calenda parla di ‘onore’. Onore è rispettare la parola data. Un accordo, una firma, una stretta di mano tra persone leali e serie: questo è onore. Il resto, compreso l’attacco alla destra e alla sinistra tutte uguali, è populismo. Populismo d’élite, ma pur sempre populismo”.

Simbolo

Sorpresa anche tra le fila di +Europa, il gruppo politico di Emma Bonino, che proprio con Calenda aveva stretto un patto di federazione, garantendo la disponibilità del simbolo elettorale, elemento che evita la complessa procedura della raccolta delle firme. “Valutiamo la rottura della federazione con Calenda”, afferma il deputato e presidente di +Europa, Riccardo Magi. “La sua è stata una decisione unilaterale. Noi continuiamo a dare una valutazione positiva al patto col Pd. Era evidente che ci sarebbero state altre liste ed era evidente che ci sarebbe stato un rapporto politico privilegiato con noi, basato sulla continuità dell’azione del governo Draghi. Noi vediamo in quel patto un impegno a evitare una deriva italiana di stampo orbaniano e putiniano”. Calenda sceglie di fare spallucce e ostenta: “Se dovremo raccogliere firme le raccoglieremo. Se non ce la faremo, vuol dire che la nostra proposta era davvero molto debole”.

Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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