Impazza il toto-poltrone. Prima grana per Meloni, tenere Salvini lontano dal Viminale

0
Meloni
(foto da account Twitter Viminale)

Gli italiani hanno assegnato questa volta a Giorgia Meloni il ruolo di salvatrice della patria. Negli ultimi lustri ci avevano provato a ripetizione, scegliendo di volta in volta sigle di partiti ‘fuori dal coro’ o affidandosi all’effimero demiurgo di turno. Ma il Paese si è avvitato in una spirale di crisi, da cui non ci ha salvati neppure la personalità più autorevole estratta fuori dal mazzo, super-Mario. Ora in ogni caso l’ultima, o qualcuno si augura la penultima, speranza prima del baratro deve fare immediatamente i conti con la realtà.

Promesse

Ci vuole presto al lavoro un governo che trovi i miliardi per la finanziaria in tempi di calo del PIL, di inflazione e tassi alle stelle, di crisi energetica con l’impazzimento delle bollette. In campagna elettorale le promesse si sono sprecate. Adesso chi e come le concretizzerà? Sul come sembra che l’Unione europea ci dia un po’ di ossigeno, rinviando a fine novembre l’esame della manovra di bilancio e dei nostri conti pubblici. Intanto, uno degli uomini di fiducia di Meloni, Guido Crosetto, mette le mani avanti e chiede aiuto al ministro Franco e ai tecnici del Mef.

Scatenato

Quanto al chi, si è scatenato il toto-poltrone. Si va dalle presidenze delle Camere (i boatos indicano La Russa al Senato e Giorgetti alla Camera) ai ministeri, dalla Rai alle nomine nelle partecipate. Un bottino di incarichi, che gli inglesi con un understatement definiscono spoil system. Probabilmente si tratta del piatto più appetitoso per i vincitori di un’elezione. C’è un posto per tutti, si potrebbe dire. Ma ci sono poltrone più poltrone di altre e per queste occorre andare con i piedi di piombo. Per l’Economia si racconta che da qualche tempo Meloni sarebbe in pressing su Fabio Panetta, economista e banchiere, attualmente componente del board della Banca Centrale Europea. Una figura che dovrebbe mettere l’Italia al riparo da tempeste scatenate dai mercati e sufficientemente conosciuta dall’Europa che conta.

Sentore

Un vago sentore di “Ital-exit” circola ancora su ambienti e uomini del centrodestra. E, in tempi di guerra quasi ai confini e di garanzie da fornire alla NATO sul sostegno alla resistenza ucraina e nell’impegno a contenere le ambizioni di Mosca e di Pechino, occorre massima prudenza su Esteri, Difesa e Interno. Meloni sembra non volere dare spazio a chi sconta il peccato di troppe benevolenze moscovite e purtuttavia pregusta di poter tornare a giocare al ‘capitano’ dal palazzo del Viminale. Gli verrebbero preferiti prefetti con lunga esperienza come Giuseppe Pecoraro o Matteo Piantedosi. Sembra così essere cominciata l’affannosa ricerca di una poltrona per Salvini, il più distante possibile dalla stanza dei bottoni. Per gli Esteri si parla dell’inossidabile forzista Tajani, già presidente del Parlamento europeo, ma anche della attuale responsabile del coordinamento dei servizi segreti, l’ambasciatrice Elisabetta Belloni. Alla Difesa ci sarebbe posto proprio per il fido Crosetto.

Ti piace questo articolo? Imposta in20righe come fonte preferita su Google.

Imposta in20righe come fonte preferita

Exit mobile version