Spagna: Barcellona in piazza per no all’amnistia agli autonomisti. Più difficile per Sanchez formare nuovo governo

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(foto account X Societat Civil Catalana)

Un no netto all’amnistia per gli autonomisti catalani è stato pronunciato da migliaia di persone in piazza a Barcellona. Proprio un accordo per far cadere le accuse contro i separatisti coinvolti nella fallita iniziativa referendaria indipendentista della Catalogna del 2017 è il grimaldello con cui il premier incaricato, il socialista Pedro Sanchez, sta cercando di ottenere il sostegno necessario per formare il nuovo governo.

Elezioni

Il rischio è quello di nuove elezioni, dopo quelle conclusesi sul filo di lana nel luglio scorso e nelle quali nessun partito ha ottenuto i voti necessari per poter governare. Il leader del Partito popolare di centrodestra di maggioranza relativa, Alberto Feijoo, ha già dovuto constatare di non avere una maggioranza parlamentare. Sanchez potrebbe farcela soltanto con un intesa sull’amnistia con la formazione Junts, guidata dall’esule Carles Puidgemont. Ma gli ultimi sondaggi indicano una netta ostilità da parte dell’opinione pubblica. Circa il 70% degli spagnoli, e il 59% degli elettori socialisti, ha dichiarato di essere contrario all’idea di un’amnistia. A Barcellona i manifestanti, che sventolavano bandiere spagnole e catalane, hanno attraversato la citta guidati dallo striscione “No all’amnistia!”. Gli organizzatori della Societat Civil Catalana (SCC) parlano di circa 300mila partecipanti.

Detenuti

Per avere una maggioranza, sia pure risicata, Sanchez oltre ai voti delle formazioni di centrosinistra deve ottenere anche quelli degli autonomisti. Ci sarebbe il sostegno dei baschi di Bildu e Pnv, ma i catalani di Junts ed Esquerra Republicana de Catalunya hanno posto il loro aut aut. Il provvedimento di grazia riguarderebbe oltre un migliaio di separatisti, diversi dei quali detenuti. Contro l’amnistia si sono scatenati i sostenitori di Feijoo e i neo-franchisti di Vox, per altro usciti malconci dalle elezioni. I capofila politici del centrodestra, Feijoo e Santiago Abascal di Vox, erano presenti alla manifestazione di Barcellona, dove hanno denunciato lo scambio per il potere ricercato da Sanchez.

Appeasement

Il leader socialista ha ripetutamente denunciato come la crisi del 2017 “non abbia portato nulla di buono” né alla Catalogna né alla Spagna. Ha tuttavia perseguito un a politica conciliante, appeasement con la Catalogna inclusa la grazia nel 2021 a nove leader incarcerati, tra l’ex vicepresidente della regione Junqueras, l’ex presidente del Parlamento catalano Forcadell e alcuni ex ministri regionali. Se nessun candidato alla carica di primo ministro otterrà la maggioranza alle Cortes entro il 27 novembre, saranno necessarie nuove elezioni.

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