Olio: annata difficile per la produzione italiana. Rilancio della filiera, a partire da innovazione e sostenibilità

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olio
(foto Roberta Sorge su Unsplash)

Produzione vacillante, peso dei cambiamenti climatici, prezzi al dettaglio alle stelle. Il 2023 per l’olio italiano non è certo un annata ruggente, in un quadro più generale di declino che sta diventando strutturale. La Spagna nostro rivale nella produzione dopo lunghi anni di testa a testa ha ormai preso il largo. Del futuro e del rilancio della filiera olivicolo-olearia si è parlato in un incontro alla Camera dei deputati con esperti del settore, produttori e parlamentari.

Eccellenza

Tutelare un’eccellenza del ‘made in Italy’ è fondamentale dal punto di vista economico e per valorizzare i diversi territori del Bel paese anche dal punto di vista ambientale, sociale e culturale. Secondo gli ultimi dati la raccolta di olive è stata quest’anno intorno alle 290 mila tonnellate, al di sotto della media dell’ultimo quadriennio. Male il centro-nord con un calo ci circa un terzo del prodotto, il sud – e in particolare la Puglia – fa segnare un +34% e salva l’Italia dal crollo. A pesare è stato il clima impazzito, con piogge primaverili durante la fioritura e poi le alte temperature e la siccità, che hanno messo a dura prova gli uliveti. In parallelo si impennano i prezzi dell’olio extravergine fino al 42%.

Abbandono

Un quadro che ha visto le importazioni dall’estero raggiungere nel 2022 il record di oltre 2,2 miliardi di euro e un incremento di quasi il 20% nei primi sei mesi del 2023. Un allarme raccolto nell’incontro a Montecitorio promosso da Radio Parlamentare, moderato dalla direttrice Cristina Del Tutto. Nel mondo, ha sottolineato il professor Riccardo Gucci, presidente dell’Accademia nazionale dell’olivo e dell’olio, “c’è sete di olio e i consumi sono in crescita”. L’Italia invece fa registrare un preoccupante declino, segnato anche dall’abbandono degli uliveti dove coltivare è più impegnativo, come in Liguria. “Bisogna passare dall’olivicoltore con il cappello di paglia al produttore che punta su innovazione e sostenibilità”. Un esempio viene dalla startup olivicola Podere del Pari di Leonardo Paolino, azienda che sulle colline del pisano innova in chiave di digitalizzazione e di recupero della produzione su terrazzamenti.

Filiere

Alberto Gusmeroli (Lega), presidente della Commissione attività produttive della Camera, ha ricordato come l’indagine conoscitiva sul ‘made in Italy’ abbia toccato anche le eccellenze della produzione agricola, premessa al prossimo varo del disegno di legge del governo per valorizzare e promuovere le filiere strategiche. Indirizzo rimarcato anche dalla collega di partito Tiziana Nisini, vicepresidente della Commissione lavoro, che per il settore oleario ha posto l’accento sul fronte dell’innovazione e della sostenibilità ambientale ed economica. “Occorre favorire l’equilibrio tra costi e ricavi, senza dimenticare di aiutare anche i piccoli produttori di qualità a rimanere al passo”. La deputata Chiara La Porta (FdI), della Commissione agricoltura, ha ricordato i fondi già stanziati dal governo Meloni, come i 35 milioni per i frantoi, e la necessità di spingere per un’azione in Europa. Dall’opposizione la voce Marco Simiani (Pd), della Commissione ambiente di Montecitorio, ha sostenuto investimenti per l’aumento del terreno coltivato a uliveti e evidenziato la sua proposta di legge per l’istituzione del Registro delle associazioni nazionali delle città del vino e dell’olio.

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