Iran: all’ombra della guerra a Gaza gli ayatollah martirizzano il loro popolo. Giustiziati gli attivisti, punite le donne che rifiutano il velo

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ayatollah
(foto account FBHengaw Organization for Human Rights)

All’ombra della guerra di Gaza, dove gli ayatollah danno sostegno ai terroristi di Hamas e Houti, in Iran il regime islamico vuole chiudere i conti con tutti i suoi contestatori. Si tratta di una vera e propria mattanza, con almeno 823 prigionieri giustiziati in varie carceri iraniane nel 2023. I dati, per quanto possa consentire la censura del regime, sono stati raccolti dall’Organizzazione Hengaw per i diritti umani, che ha sede a Oslo. Si ritiene che un numero considerevole di esecuzioni sia stato eseguito in segreto.

Vendetta

Saeid Dehghan, fondatore di una rete mondiale di avvocati iraniani, da Toronto ha detto all’emittente DW: “Il mondo è distratto dalla guerra di Gaza. La Repubblica islamica sta sfruttando al massimo questa situazione per reprimere i suoi critici, con esecuzioni che definirei come omicidi di Stato per vendetta e per intimidire la società attraverso la violenza”. E aggiunge: “La triste realtà è che non appena le strade in Iran si svuotano dei manifestanti, il Paese entra in un cono d’ombra e la comunità globale torna a fare affari come al solito con Teheran”.

Mahsa Amini

La sanguinaria repressione colpisce con particolare violenza il movimento per i diritti delle donne emerso con forza dal settembre 2022, dopo la morte in detenzione di Mahsa Amini, la giovane arrestata per la mancata osservanza della legge sull’obbligo del velo. Le imponenti manifestazioni popolari di protesta, ferocemente represse, hanno riportato l’attenzione sulla spaventosa realtà iraniana. “I massacri e le uccisioni non accadono solo in guerra”, ha scritto la premio Nobel per la pace Narges Mohammadi, attivista tuttora detenuta. Dal 3 dicembre le autorità iraniane hanno interrotto tutti i collegamenti di Mohammadi con il mondo esterno, non le è consentito fare telefonate o di ricevere visite. Obiettivo mettere a tacere la sua voce, come tutte quelle del dissenso. Almeno otto donne arrestate durante le manifestazioni per i diritti con lo slogan “Donna, Vita, Libertà” sono state condannate a morte in processi farsa e giustiziate negli ultimi mesi.

Armita Geravand

Ultima vittima per le strade del giro di vite sul velo è stata a inizio ottobre la sedicenne Armita Geravand, picchiata a morte dalla cosiddetta polizia morale nella metropolitana di Teheran. Arresti arbitrari, torture ed esecuzioni hanno colpito oltre alle donne gli attivisti per i diritti civili e le minoranze etniche e religiose, in particolare i curdi e i seguaci della fede Baha’i. Hengaw segnala un altro dato spaventoso della restaurazione della legge islamica nella società: almeno 122 donne sono state uccise in tutto l’Iran da mariti, ex mariti, padri, fratelli o da altri familiari stretti, in quelli che vengono derubricati e non puniti dalle autorità come delitti d’onore.

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