
Dai e dai, alla fine ce l’ha fatta. Il signor Putin ha fatto fuori Alexei Navalny, il più noto oppositore del despota di Mosca. Il Nelson Mandela russo. Navalny, 47 anni, è stato in grado di mobilitare negli anni la protesta, lanciando una vera e propria crociata contro Putin e contro il suo regime violento, corrotto e di corruzione. In prigione dal 2021, alla fine dello scorso mese di dicembre era stato deportato nel gulag IK-3 a Charp, nella Russia siberiana nordoccidentale oltre il circolo polare artico. Nella colonia penale nota come “Lupo polare”, il dissidente si trovava in condizioni di completo isolamento.
Atrocità
Due giorni dopo il suo arrivo, l’avvocato che lo aveva potuto incontrare, lo trovò in un buono stato di salute. Oggi, il servizio carcerario russo ne ha comunicato il decesso, rilevando che “si è sentito male dopo una passeggiata e ha perso quasi immediatamente conoscenza”. La madre di Navalny, che aveva visto il figlio all’inizio della settimana, conferma di averlo trovato in buone condizioni di salute. Un collaboratore dell’attivista, Leonid Volkov, ha detto in un post su Telegram che se la notizia della morte è vera, significa che è stato “ucciso” dal Cremlino. La moglie di Navalny, Yulia, presente alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, nel ricordare che il regime mente “incessantemente, ha rimarcato che Putin deve essere punito per le “atrocità” contro Navalny e contro la Russia.
Nervino
Nell’agosto 2020 Navalny venne ricoverato in gravi condizioni dopo essere stato avvelenato. Secondo il suo staff l’avvelenamento sarebbe avvenuto tramite l’agente nervino Novichok. Dopo aver ricevuto cure salvavita in Germania, il dissidente ha accusato il servizio di sicurezza federale russo, FSB, e Putin personalmente di aver tentato di ucciderlo. Nonostante la certezza del carcere, una volta guarito decise di tornare in Russia. Fu immediatamente arrestato e condannato. Fino all’ultimo ha usato le sue apparizioni in tribunale per esprimere critiche taglienti al governo autoritario di Putin e alla aggressione della Russia contro l’Ucraina.
Presidenziali
La morte di Navalny giunge alla vigilia di elezioni presidenziali farsa, nelle quali Putin si ricandida senza avversari. Dopo varie esperienze politiche, anche di carattere nazionalista, dalle quali si era emendato, Navalny si fece un nome a livello nazionale come blogger, con rivelazioni online che hanno attirato centinaia di migliaia, poi milioni, di fan e che gli hanno messo contro un’infinità di potenti nemici, a partire proprio dal capo del Cremlino. Nel 2013 si è candidato alle elezioni del sindaco di Mosca, raccogliendo quasi un terzo dei voti e arrivando secondo. Successivamente Putin ha fatto di tutto per tenerlo fuori dalla politica. Attraverso un abile uso dei social media ha catturato il consenso dei giovani della classe media urbana colta. Clamoroso il successo della denuncia online del palazzo extra lusso fatto costruire da Putin sulle rive del Mar Nero, così come la diffusione della telefonata all’agente segreto sospettato del suo avvelenamento. Tuttavia, la Russia profonda non lo aveva mai capito a causa della propaganda di regime che lo descriveva come un criminale e un burattino dell’Occidente.
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