Anziani: fondamentali screening cardiovascolari ed esercizio fisico. Da congresso SIGOT indicazioni per limitare fattori di rischio in un Paese sempre più vecchio

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(foto Ralph/Altrip/Germany da Pixabay)

L’Italia è uno dei Paesi più ‘anziani’ al mondo, secondo dopo il Giappone, e con ulteriori prospettive di invecchiamento. Lo certificano i dati dall’Annuario ISTAT 2024, il che impone la necessità di buone pratiche, affinché gli anni di vita guadagnati siano vissuti in buone condizioni di salute. Patologie cardiovascolari e sarcopenia – la perdita di massa muscolare – sono minacce concrete per gli anziani e tra le principali cause di perdita di autosufficienza, con rischio di ospedalizzazione e di decesso.

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Intervenire con l’attività fisica, la dieta e con controlli cardiologici regolari può ritardare la comparsa di disabilità anche di 30 anni, segnalano i medici del SIGOT (Società Italiana Geriatria Ospedale e Territorio) in occasione de loro 38esimo congresso nazionale a Roma. Presidenti del simposio il professor Lorenzo Palleschi, presidente SIGOT e direttore dell’Unità Operativa Complessa di Geriatria e del Dipartimenti Internistico dell’Azienda Ospedaliera San Giovanni-Addolorata di Roma, e il professor Francesco Vetta, direttore UOC Cardiologia UTIC Ospedale di Avezzano e professore di Cardiologia Unicamillus. Come rilevano i dati ISTAT, tra il 2004 e il 2024 gli over 65 sono incrementati di oltre 3 milioni e sono oggi 14 milioni 358 mila. Il calo della mortalità (661 mila decessi in meno) si traduce in una speranza di vita alla nascita di 83,1 anni.

Invecchiamento

L’invecchiamento della popolazione si accentuerà ulteriormente nei prossimi due decenni: nel 2050, si prevede che le persone over 65 anni saranno tre volte più numerose dei giovani con meno di 15 anni. “Il mondo sta invecchiando – segnala il professor Palleschi –. Gli ultra 80enni sono la classe a più rapida espansione e con l’avanzare dell’età aumenta il numero di persone che non è più in grado di soddisfare autonomamente alcuni dei bisogni primari”. Il declino funzionale, ricorda Palleschi, “non è però un percorso ineluttabile, ma dipende da tre fattori: il patrimonio genetico, l’ambiente in cui viviamo e lo stile di vita. L’attività fisica è fondamentale per il mantenimento e il benessere dell’organismo” e l’altra variabile per un “invecchiamento in salute è la dieta”.

Ritmo

Palleschi rimarca: “La sarcopenia porta a un aumentato rischio di disabilità fisica, di cadute, di fratture e di scarsa qualità di vita. Anche una semplice camminata di circa 25 minuti al giorno è sufficiente per migliorare la condizione”. L’esercizio fisico, sottolinea il professor Vetta, “rappresenta uno strumento utile anche per mantenere il ritmo cardiaco nella norma. Tuttavia, se una persona in età anziana, che non è abituata ad allenarsi, decide improvvisamente di attivarsi, il rischio di sindrome coronarica acuta aumenta”, “servono quindi screening cardiologici preliminari per favorire l’effetto positivo dell’attività fisica”.




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