Ipertensione: a livello mondiale non diagnosticata in un caso su due. Per casi più resistenti trattamento mini-invasivo di denervazione renale

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ipertensione
(foto di Steve Buissinne da Pixabay)

In tutto il mondo oltre 1,28 miliardi di adulti (di età compresa tra i 30 e i 79 anni) sono affetti da ipertensione. Tuttavia, la condizione clinica non è diagnosticata in circa il 50% dei pazienti e nel restante 50% è trattata e ben controllata soltanto nel 20% dei casi. Aumentare la consapevolezza è fondamentale per affrontare il problema, dato che l’ipertensione è prevenibile, rilevabile e curabile. L’ipertensione – ovvero quando si registra frequentemente una pressione del sangue pari o superiore a 140/90 mmHg – è un fattore di rischio per l’ictus, l’infarto del miocardio, l’insufficienza cardiaca, gli aneurismi delle arterie, la malattia arteriosa periferica ed è una causa della malattia renale cronica.

Arterie

“L’ipertensione arteriosa – segnala Raffaele Izzo, professore di Scienze mediche applicate e specialista dell’ipertensione presso la AOU Federico II di Napoli – è un problema importante, i farmaci e/o i cambiamenti nello stile di vita possono aiutare ma per molti pazienti queste soluzioni da sole potrebbero non essere sufficienti”. Presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II i pazienti con ipertensione non controllata con i farmaci vengono trattati con procedura di denervazione renale. Un intervento minimamente invasivo, che ha come bersaglio i nervi localizzati intorno alle arterie renali, che possono diventare iperattivi e causare l’ipertensione. Il recente aggiornamento delle linee guida della Società Europea dell’Ipertensione (ESH) sostiene l’uso della denervazione renale come terzo pilastro terapeutico nell’ambito del percorso di cura dell’ipertensione.

Radiofrequenza

Anche la Società Europea di Cardiologia (ESC) raccomanda la denervazione renale come un’opzione terapeutica complementare sicura ed efficace per i pazienti con ipertensione resistente. Dopo la sedazione, il medico pratica una piccola puntura, di solito nell’inguine, e inserisce un catetere di appena 2 mm nell’arteria che porta al rene. A questo punto si utilizza un catetere a radiofrequenza per ridurre l’attività dei nervi collegati al rene. Con questa procedura non viene impiantato alcun dispositivo. “Oggi abbiamo a disposizione una terapia innovativa, sicura ed efficace – spiega il professor Giovanni Esposito, presidente della Scuola di medicina e chirurgia dell’Università Federico II e direttore della UOC della Cardiologia -. Prima di questa procedura non esistevano trattamenti oltre a quello farmacologico. La riduzione della pressione arteriosa è particolarmente importante nei pazienti in politerapia, perché migliora la prevenzione di complicanze”. Raffaele Piccolo, professore associato di Cardiologia e cardiologo interventista della AOU Federico II, rimarca come “sensibilizzare la popolazione sul rischio dell’ipertensione sia il primo passo di una strategia comprensiva di prevenzione. L’efficacia dell’intervento di denervazione è ampiamente dimostrata, basti pensare che con una riduzione di 10 mmHg di pressione arteriosa sistolica si ha una riduzione del rischio di infarto e di ictus tra il 20 e 30%”.

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