
L’Everest, con i suoi 8848 metri la vetta più alta della Terra, ha restituito resti – un piede e lo scarpone – dell’alpinista inglese Andrew “Sandy” Irvine. Il ritrovamento, nel mese di settembre da parte di un team di ricerca del National Geographic, è avvenuto a cento anni dalla scomparsa dello scalatore 22enne e del suo esperto collega George Mallory, mentre tentavano di raggiungere la cima dell’ottomila himalayano dalla parete Nord. Il corpo di Mallory venne rinvenuto nel maggio 1999 da una spedizione statunitense.
Fotografia
Nella storia dell’alpinismo è presente una pagina con un grande punto interrogativo circa il fatto se nel giugno 1924 uno o entrambi gli scalatori britannici abbiano o meno raggiunto la vetta dell’Everest. Il tutto 29 anni prima della conquista ufficiale da parte del neozelandese sir Edmund Hillary e dello sherpa nepalese Tenzing Norgay il 29 maggio 1953, che completarono la scalata dalla cresta Sud-Est. Ad alimentare i dubbi anche un ‘voto’ fatto da Mallory, il quale promise – nel caso fosse riuscito a raggiungere la cima – che vi avrebbe lasciato una foto della moglie. Fotografia non ritrovata sul suo cadavere. Aleggia poi la ‘leggenda’ della macchina fotografica Kodak in possesso di Irvine e finora non rinvenuta, che avrebbe potuto contenere su pellicola la prova di un eventuale successo.
Bufera
Il corpo di Mallory portava i segni provocati da una corda che aveva attorno alla vita nella caduta fatale e i suoi occhiali da neve erano in una tasca. Tutti indizi che hanno portato a ipotizzare che l’incidente potesse essere avvenuto la sera della scomparsa, mentre i due stavano scendendo verso il campo base. All’inizio del XX secolo gli esploratori inglesi, battuti nella corsa per raggiungere per i primi a il Polo Nord e il Polo Sud, erano decisi a ripristinare il prestigio nazionale con la prima scalata della montagna più alta al mondo. La spedizione del 1924 fu la terza organizzata dalla Royal Geographical Society con lo scopo dell’esplorazione geografica e della scalata dell’Everest. La scomparsa di Mallory e Irvine nel tentativo finale di attacco alla cima è rimasta celebre e allo stesso tempo enigmatica. I due furono visti per l’ultima volta dal compagno di avventura Noel Odell, non molto al di sotto della vetta, poco prima di essere coperti da nuvoloni e investiti da una bufera di neve.
Scarpone
Nello scarpone l’equipe del National Geographic, oltre ai resti di un piede, ha trovato un calzino con cucita l’etichetta “AC Irvine”. I resti sono stati consegnati alle autorità alpinistiche cinesi della China-Tibet Mountaineering Association (CTMA), che gestiscono la parete Nord dell’Everest. Un campione per l’accertamento del DNA verrà esaminato dalle autorità britanniche. Il resto del corpo di Irvine potrebbe trovarsi da qualche parte nell’area, anche se lo spostamento delle masse di ghiaccio nel corso di un secolo potrebbe averlo trascinato lontano.
Mistero
Nel mondo dell’alpinismo Irvine è stato spesso oggetto di critiche per la mancanza di esperienza tecnica in fatto di scalate, ma nella spedizione svolse un ruolo decisivo nella manutenzione e nel miglioramento del funzionamento delle bombole di ossigeno. Inoltre Mallory lo riteneva assolutamente leale. Dopo il ritrovamento dei resti di Irvine, continuano a essere avvolti nel mistero i casi di altri due avventurosi mai più ritrovati da decenni. L’aviatrice americana Amelia Earhart, scomparsa nel 1937 nell’Oceano Pacifico durante il volo intorno al mondo, e l’esploratore Michael Rockefeller, sparito dopo un incidente in barca nel novembre 1961, durante una spedizione antropologica presso il primitivo popolo degli Asmat, lungo la costa sudoccidentale della Nuova Guinea.
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