
Con tre ondate di attacchi portati da un centinaio di velivoli, Israele ha risposto al lancio missilistico balistico iraniano dello scorso 1 ottobre. Tutti gli aerei con la stella di Davide sono rientrati alle basi, una volta completata l’operazione “Days of Repentance”, “Giorni del pentimento”. L’entità dei danni e i risultati saranno rivelati più avanti, ma già ora – si sottolinea dal centro di comando dell’Aeronautica militare israeliana a Tel Aviv – “c’è una più ampia libertà d’azione per l’IDF”.
Siti
Durante le tre ore di incursioni in tre ondate sono state presi di mira siti di produzione di missili, depositi di armi e munizioni, basi di missili balistici e di droni. Sono stati colpiti obiettivi che rappresentavano una minaccia per Israele e che potevano rappresentarla in futuro, ma non siti nucleari. È stata la prima volta che Israele ha informato ufficialmente di un attacco all’Iran. L’operazione è stata approvata dai ministri del gabinetto di sicurezza. La Casa Bianca è stata avvisata poco prima dell’inizio dei raid. “L’IDF – ha annunciato il portavoce IDF, contrammiraglio Daniel Hagari, dopo l’avvio dei bombardamenti – sta portando avanti precisi attacchi militari in Iran, in risposta ai continui attacchi del regime iraniano contro lo Stato di Israele, in conformità con la direttiva del livello politico”.
Ondata
I jet israeliani hanno colpito a circa 1.450 chilometri da Israele, a Teheran e nelle province di Khuzestan e Ilam nell’Iran occidentale. Secondo il New York Times, sono stati colpiti 20 obiettivi diversi. Un “attacco preciso”, si rimarca a Gerusalemme. “Siamo in una continua valutazione di intelligence e operativa. Abbiamo dimostrato di poter colpire in qualsiasi punto del Medio Oriente”. La prima ondata è iniziata all’una di notte ora italiana e ha preso di mira principalmente i sistemi di difesa aerea, anche in Siria e Iraq. Gli attacchi dell’ultima ondata si sono conclusi intorno alle 4 del mattino. Al momento è difficile prevedere se Khamenei e i capi delle Guardie rivoluzionarie considereranno la possibilità di una ritorsione con Israele.
Stealth
L’attacco israeliano è stato progettato per far sì che in futuro l’Iran ci pensi due volte prima di attaccare nuovamente Israele. Il portavoce dell’IDF ha dichiarato esplicitamente che si è trattato di un attacco “mirato” e che Israele non ha alcun interesse a prolungare lo scambio di colpi. I velivoli dell’Aeronautica militare israeliana non ha sorvolato il territorio di alcuno Stato arabo alleato degli Stati Uniti. Israele ha dimostrato capacità di integrare strategia militare, intelligence e diplomazia. La complessa operazione aeree ha incluso le capacità “stealth”, di invisibilità, dei nuovi jet F-35 e F-15, in grado di trasportare importanti carichi bellici su lunghe distanze, con rifornimento in volo sopra il territorio nemico. Secondo alcuni osservatori l’azione potrebbe anche incoraggiare l’opposizione interna al regime iraniano, soprattutto tra la popolazione curda e quella araba insofferenti rispetto al regime della Repubblica islamica.
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