
Ottocentomila persone spiate. L’allarme dei Pm milanesi che indagano sulla banda di hacker per un’attività di dossieraggio definita in grado di “mettere in pericolo la democrazia”. Centinaia di migliaia di accessi illegali alle banche dati tra le più protette e delicate, in primis quella del Viminale ‘bucata’ per 52.000 volte dall’agenzia di investigazioni Equalize dell’ex-super poliziotto Carmine Gallo. E la facilità spudorata con cui queste intrusioni avvenivano (o avvengono ancora) grazie anche alla complicità di servitori infedeli dello stato, come alcuni ufficiali e sottufficiali di Guardia di Finanza e della Polizia. Vertici istituzionali e politici sotto tiro – da Mattarella a La Russa a Renzi – così come capitani d’industria e uomini d’affari. Quindi potenziali ricatti, comunque migliaia di dossier e file pronti ad essere venduti al miglior offerente. Un quadro allarmante e deprimente.
“Sono disgustato, è necessario capire chi commissiona lo spionaggio” ha commentato La Russa ‘visionato’ insieme al figlio Geronimo, mentre Renzi si è costituito parte civile. “Il dossieraggio è eversione” dice convinta la premier Giorgia Meloni. “Mi aspetto – aggiunge – che si vada in fondo: nessuno stato di diritto può tollerare il dossieraggio”.
Alla luce di questa che è solo l’ultima di una serie di inchieste (vedi Perugia) in atto proprio sulla insopprimibile vocazione al dossieraggio da parte di hacker di ogni risma, e della mole di informazioni riservate trafugate e raccolte da qualche parte, forse andrebbe ritoccata la famosa frase di Mussolini pronunciata nel 1935 alla notizia delle sanzioni contro l’Italia da parte della Società delle Nazioni per l’aggressione all’Abissinia e incisa sulle pareti del ‘Colosseo quadrato’ a Roma. Andrebbe aggiornata così: “Italiani popolo di santi, di poeti, di artisti, di navigatori…e di spioni”.
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