
Il 26 novembre è il giorno successivo alla Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne (spesso associata ai femminicidi). È un giorno in cui, idealmente, si dovrebbe continuare a riflettere e agire per prevenire e combattere tutte le forme di violenza di genere, proseguendo l’impegno e l’attivismo promossi il 25 novembre. Ma è davvero così? Questi giorni internazionali dedicati a temi cruciali come la violenza di genere servono davvero a fare la differenza o rischiano di diventare occasioni per parlare, parlare, parlare, senza che il resto dell’anno si traduca in azioni concrete e incisive? Molti sostengono che “se ne parla troppo poco”, ma forse il vero problema non è solo quanto se ne parli, bensì come. È fondamentale smettere di limitarsi a narrare il dolore delle vittime e iniziare a fare di più, agendo con efficacia per cambiare le strutture sociali e culturali che perpetuano queste violenze. Come sottolineano gli obiettivo dell’agenda ONU 2030, senza parità di genere non c’è futuro. Le guerre ne sono un tragico esempio: sono progettate e volute quasi esclusivamente da uomini, con conseguenze devastanti soprattutto per le donne (e I loro bambini), che diventano vittime di violenze fisiche, psicologiche ed economiche. È il momento di passare dalle parole ai fatti, perché senza giustizia e uguaglianza non ci sarà mai vera pace né progresso.
La giustizia in Italia
In Italia, la violenza di genere continua a rappresentare una grave emergenza sociale. Secondo i dati del Ministero dell’Interno, tra il 1° gennaio e il 3 novembre 2024, si sono registrati 263 omicidi, di cui 96 vittime erano donne. Tra queste, 82 sono state uccise in contesti familiari o affettivi, e 51 per mano del partner o dell’ex partner. Questi numeri evidenziano la persistenza e la gravità del fenomeno dei femminicidi nel Paese, sottolineando l’urgenza di azioni efficaci per contrastare la violenza contro le donne. Il giudice Valerio de Gioia, in un suo recente intervento, ha sottolineato infatti l’obiettivo della parità di genere è ancora lontano dall’essere raggiunto. Magistrato italiano di grande esperienza e profondo conoscitore delle dinamiche della violenza di genere, De Gioia ricopre il ruolo di Consigliere presso la prima sezione della Corte di Appello di Roma ed è consulente giuridico per la commissione di inchiesta sul femminicidio. La sua competenza è stata fondamentale nell’applicazione del Codice Rosso, il pacchetto legislativo pensato per potenziare la protezione delle donne e garantire interventi rapidi ed efficaci nei casi di violenza di genere. Il suo lavoro e la sua dedizione lo rendono una delle voci più autorevoli su una questione tanto complessa quanto urgente.
Adolescenti più consapevoli
Gli adolescenti sono più consapevoli oggi sull’argomento e si sentono coinvolti, ma non basta. In occasione della Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, Save the Children ha presentato un’indagine Ipsos sugli adolescenti italiani (14-18 anni). L’indagine evidenzia che il 70% delle ragazze ha subito molestie o apprezzamenti sessuali in luoghi pubblici, mentre il 64% si è sentito a disagio per avance o commenti inappropriati da parte di adulti. Tuttavia, molte non denunciano, per paura (29%) o vergogna (21%). Online, il 39% dei giovani è esposto a contenuti che giustificano la violenza di genere, con il 48% delle ragazze colpite rispetto al 31% dei ragazzi. Inoltre, il 41% delle ragazze ha visto contenuti social offensivi verso le donne, e il 10% ha percepito un’esposizione maggiore durante il lockdown. Secondo il 52% degli adolescenti, si parla troppo poco di violenza contro le donne, mentre il 34% ritiene che l’argomento sia trattato “il giusto”. Solo il 7% lo considera eccessivamente discusso. Risultati che richiedono un maggiore impegno su educazione e prevenzione per superare stereotipi e disuguaglianze.
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