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venerdì, 23 Febbraio 2024

Giornata contro violenza sulle donne: a Milano camminata gandhiana dell’Unione Induista Italiana. Dagli psicologi CNOP la campagna “Occhio non vede cuore duole”

“Nonviolenza significa combattere contro la violenza, nel modo più limpido e più intransigente”, diceva Aldo Capitini promotore della prima marcia Perugia-Assisi. Il 25 novembre è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 17 dicembre 1999. La data è stata scelta per ricordare le tre sorelle Mirabal (Patria, Minerva e Maria Teresa), attiviste politiche stuprate e trucidate il 25 novembre 1960 nella Repubblica Dominicana, per ordine del dittatore Rafael Trujillo. Violenze e stupri ripetuti pochi giorni fa dai terroristi di Hamas sulle donne israeliane nel pogrom del 7 ottobre, un vero femminicidio di massa.

Gerbera rossa

“Un passo per tutte. In marcia per la nonviolenza”, è il titolo della passeggiata nel cuore della città di Milano promossa dall’Unione Induista Italiana, in collaborazione con FederFiori Confcommercio. Gerbere rosse verranno donate alle donne in segno di solidarietà e contro ogni forma di violenza, con l’hashtag #UnFioreSOSpeso4. La festa di Diwali, con la sua luce portata dalla Dea Lakshmi, “che simboleggia la vittoria sull’oscurità e il bene sul male” – ricorda l’Unione Induista – è appena passata, ma la sua luce non deve esaurirsi, cerchiamo di trasformare questa luce in azione”. Il percorso della passeggiata prevede soste letterarie per dare voce agli scritti del Mahatma Gandhi, di Rabindranath Tagore e di altre figure che hanno dedicato la vita alla nonviolenza.

Giulia

Impegno a non chiudere gli occhi, anche dopo l’ultimo tragico femminicidio della giovane Giulia Cecchettin, nella campagna “Occhio non vede cuore duole” promossa dal Comitato pari opportunità del Consiglio nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP). “Riconoscere che c’è violenza è doloroso. Vederla – sostengono gli psicologi CNOP – spesso è difficile. Difficile, perché fa male. Difficile, perché all’interno di relazioni intime. Difficile, perché a volte subdola, invisibile”. Il femminicidio non nasce dal nulla: “è alimentato da fiumi, talvolta sotterranei, ma molto più spesso evidenti e tollerati, che narrano la violenza domestica, economica, psicologica, assistita come normale manifestazione di ‘amore’. Come psicologhe e psicologi dobbiamo imparare a riconoscere tutti questi segnali e insegnare a farlo”.

Occhiali

Per questo “abbiamo bisogno di nuovi occhiali, che ci consentano di riconoscere la violenza degli uomini sulle donne e di farla vedere: è un nostro compito ampliare di default la nostra percezione e rovesciare la narrazione negazionista di chi riduce la violenza a un conflitto fra pari poteri. Lavoriamo senza stancarci, affinché il ‘no’ a una relazione sia percepito come un diritto, anche se doloroso, da accettare. Tutte le donne devono poter guardare al futuro senza più paura”.

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