Caso Almasri: quei conflitti pericolosi che preoccupano il Paese. Meloni tira dritto, ma la politica può e deve spiegare l’esistenza di una ragione di Stato

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Almasri
(foto account X Giorgia Meloni)

“Conflitti pericolosi”, titola l’editoriale del Corriere della sera; e di “un film pericoloso”, parla il direttore del Foglio. Un film per altro già visto a ripetizione in Italia e che si ripropone – come i peperoni si dice a Roma – con l’avviso mandato alla premier Giorgia Meloni e a ministri chiave del suo esecutivo per il caso del generale libico Almasri. L’ultimo atto, come rileva il Corriere della sera, dell'”eterna guerra tra “politica e magistratura”, che “distorce ogni fatto, rende tutto complicato, alimenta una fibrillazione che ha raggiunto un livello inaccettabile”. Tanto da non essere accettato sic e sempliciter dalla leader dell’opposizione, la segretaria del Pd, Elly Schlein, che ragiona: “Le questioni giudiziarie non attengono al nostro lavoro, ma è sul piano politico che insistiamo dall’inizio chiedendo a Giorgia Meloni di non nascondersi dietro ai suoi ministri e venire lei in Aula per chiarire al Paese per quale motivo il governo ha scelto di riaccompagnare a casa un torturatore libico per il quale la Corte penale internazionale aveva spiccato un mandato di arresto”.

Primato

Insomma, spetta alla politica – a quello che Claudio Cerasa definisce “il primato della politica” – determinare la linea di un governo, quale ne sia il diverso colore, e nel caso di stabilire se esista o meno la ‘ragione di Stato’. Tutto il resto è propaganda. Nella vicenda Almasri, sottolinea il leader di Azione, Carlo Calenda, “il governo italiano ha combinato un disastro, raccontando un mare di balle agli italiani. Dopodiché, che un presidente del Consiglio venga indagato per un atto che risponde evidentemente a una ‘ragione di Stato'” – purtroppo “mai ammessa -, è surreale e non accadrebbe in nessun altro Paese occidentale. Il risultato è: un criminale torturatore a piede libero e un conflitto istituzionale che oscurerà ogni altra discussione per giorni”. Meloni, in diretta social, ha ripetuto: “Non sono ricattabile e non mi faccio intimidire” e poi rilancia: “Il nostro impegno per difendere l’Italia proseguirà, come sempre, con determinazione e senza esitazioni. Quando sono in gioco la sicurezza della nazione e l’interesse degli italiani, non esiste spazio per passi indietro. Dritti per la nostra strada”. Auguriamoci che alla prossima curva non finisca fuori carreggiata.

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