Meloni a Londra media dopo il reality “dell’elefante in cristalleria”

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Meloni
(foto account X Giorgia Meloni)

Meloni e’ a Londra per mediare dopo il reality “dell’elefante in cristalleria”. Dal 1874 l’elefante è il simbolo dei repubblicani americani, guidati oggi da Trump.

Il suo reality in diretta Tv ed il suo scontro con Zelensky, che ha improvvisamente stravolto le regole della diplomazia, hanno mostrato Donald muoversi, dice un celebre detto, come “elefante in cristalleria”. il riferimento è alla cristalleria europea, dura si’ ma anche con tante fragilità.

L’ondata di sdegno, pur con accenti e toni diversi, è stata quasi unanime nel vecchio continente, da sempre avvezzo ai lunghi summit, che anche in caso di profonde divergenza, si chiudevano con laconici comunicati del tipo incontro “franco e costruttivo”.

Trump ha ribaltato tutto, ha capovolto il tavolo ed ora bisognerà vedere quali saranno le prossime mosse. Se una decisa spinta per accelerare le trattative per la pace oppure una vera rottura con l’Europa con il conseguente abbandono di Kiev al suo “destino europeo”.

Se i russi hanno brindato per ora con vodka non è detto che le conclusioni siano scontate. Anche sul Cremlino la pressione di Washington è forte.

Ora bisognerà vedere, a parte gli abbracci a Zelensky, quale sarà la risposta della Ue in termini concreti, quanto sarà compatta e quanto eventualmente condivisa con gli Usa.

Starmer, che si appresta a guidare quell’Europa, della quale tra l’altro non fa parte, ha già detto che l’Ucraina ha il pieno appoggio del Regno Unito. Zelensky è stato anche ricevuto da Re Carlo. Ora si è visto con la premier italiana prima dell’atteso vertice Ue.

La Meloni e’ ovviamente preoccupata e pur sorpresa dalla sparata di Trump e’ convinta che l’unica strada per una pace giusta sia quella che veda coinvolti sia gli Stati Uniti che l’Europa.

Secondo alcune stime senza l’assistenza degli Usa l’Ucraina potrebbe reggere al massimo qualche mese. Per un’alternativa concreta servirebbe un contingente di 300 mila soldati ed una spesa di 250 miliardi in più. Senza contare che praticamente vorrebbe dire entrare in guerra con la Russia. Anche perché a quel punto sarebbe lo stesso Cremlino a dichiarare guerra se l’invio di truppe non fosse preceduto da un accordo per pace.

Macron da tempo spinge per mandare forze fresche in aiuto a Kiev e cerca di aprire un dialogo con Putin. Putin però parla solo con Trump.

La prudenza, anche se Trump appare averne poca, dovrebbe a questo punto di massima criticità, prendere il sopravvento.

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