
Migliaia di capi abbattuti in tutta la Grecia. L’epidemia di vaiolo ovino sembra destinata ad avere effetti disastrosi sulla produzione e sull’export della feta, il formaggio Dop ellenico famoso e apprezzato in tutto il mondo. Componente fondamentale dell’iconica insalata greca, la feta è ottenuta tradizionalmente da un mix in precise proporzioni di latte di pecora e di capra. Si tratta di un prodotto molto antico, risalente fino all’età omerica (VIII secolo a.C.), tanto da comparire anche nell’Odissea. Per mantenere il suo nome, secondo quanto previsto dalle regole dell’Unione Europea, il formaggio può essere prodotto solo in Grecia, secondo metodi specifici che includono la maturazione in salamoia per almeno due mesi.
Oro bianco
In Grecia il latte di pecora è spesso definito come “l’oro bianco”. I primi casi dell’infezione virale sono stati rilevati nella Grecia settentrionale nell’agosto 2024 e da allora la malattia si è diffusa in molte aree del paese. Particolarmente colpita la Tessaglia, regione nel centro del paese, che produce circa un terzo del latte di pecora della Grecia. La scoperta di un singolo caso in un allevamento significa dover abbattere l’intero gregge come prevenzione. Finora sono stati eliminati circa 417mila esemplari di pecore e capre, pari a circa il 4-5% del totale. Circa l’80% del latte di pecora e di capra prodotto in Grecia viene utilizzato per produrre la feta. Nel 2024 Atene ha esportato il formaggio per un valore di 785 milioni di euro, riferisce la BBC in base ai dati della Greek Exports Association.
Caseifici
Diversi piccoli caseifici affermano di avere già problemi nell’approvvigionamento di latte di pecora, il che potrebbe comportare una possibile carenza di feta in futuro. Anche i prezzi del sapido formaggio sono destinati a impennarsi, se l’epidemia non verrà debellata. Agli allevatori il governo assegna un risarcimento compreso tra 132 e 220 euro per pecora, cifra considerata dagli allevatori ben al di sotto delle perdite. Un Comitato scientifico nazionale per la gestione e il controllo del vaiolo ovino e caprino è stato istituito solo a fine ottobre scorso, a ben 14 mesi dalla rilevazione del primo caso. Si segnalano carenze di personale del servizio veterinario statale greco, il che avrebbe rallentato l’istituzione di lockdown nelle aree colpite. Mentre animali sarebbero stati trasferiti in violazione delle misure di biosicurezza in aree finora indenni e in altri casi esemplari infetti sono stati sepolti nei campi senza avvisare le autorità. Molti allevamenti operano secondo standard superati e in condizioni igieniche poco accurate, con baracche in lamiera e assenza di recinzioni.
Vaccinazione
Gli allevatori chiedono l’approvazione della vaccinazione di massa dei loro animali, come già avviene nelle vicine Bulgaria e Turchia, anche con l’aiuto dell’UE. Il governo di Atene teme però la classificazione del paese come endemico per la malattia, il che comporterebbe restrizioni all’esportazione di latte ovino e caprino e della feta. Inoltre, al momento non esisterebbe un vaccino certificato contro il vaiolo ovino. Secondo il Comitato di controllo, in diverse parti del paese allevatori potrebbero aver effettuato fino a un milione di vaccinazioni illegali, distorcendo così il quadro epidemiologico e rendendo ancora più difficile il controllo della malattia.
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