Riprendono il 30 dicembre le ricerche del Boeing 777 della Malaysia Airlines scomparso l’8 marzo 2014. A quasi 12 anni dalla tragedia costata la vita a 239 persone (227 passeggeri in maggioranza cinesi e 12 membri dell’equipaggio), si cerca di localizzare il relitto per risolvere forse più grande mistero dell’aviazione civile. Il volo MH370 è scomparso dai radar meno di un’ora dopo il decollo lungo la tratta tra la capitale della Malesia, Kuala Lumpur, e Pechino. Il velivolo stava per attraversare lo spazio aereo vietnamita, quando cambiò bruscamente direzione e tutte le comunicazioni si interruppero.

Complotto
L’incidente ha dato origine a una serie di teorie del complotto, tra cui l’ipotesi che il pilota abbia deliberatamente fatto precipitare l’aereo. La società di esplorazioni oceaniche Ocean Infinity riprenderà per 55 giorni le operazioni di ricerca nell’Oceano Indiano meridionale, interrotte lo scorso aprile a causa delle cattive condizioni meteorologiche. Interessata un’area di 15mila chilometri quadrati al largo della costa di Perth, in Australia. Il governo malese pagherà i 70 milioni di dollari pattuiti soltanto se l’aereo verrà ritrovato. Ricerche sono state condotte a più riprese nel corso degli anni. Quelle iniziali vennero sospese nel 2017 in seguito a un accordo tra Cina, Malesia e Australia. Detriti dell’aereo scomparso sono stati ritrovati, soprattutto a opera di un cercatore californiano, Blaine Gibson, sulle spiagge di vari paesi dell’area: dal Madagascar al Mozambico, dal Myanmar alle Maldive, a Mauritius e al Sudafrica. Il pezzo più grande, un flaperon parte dell’ala, venne ritrovato sull’Isola della Reunion. Ma non tutti sono convinti. Una giornalista francese Florence de Changy ritiene che il Boeing possa essere stato abbattuto da un caccia USA, perché trasportava un carico sensibile.
Dirottato
Le autorità malesi hanno sostenuto che l’aereo sia stato dirottato deliberatamente. In un recente documentario della BBC, due esperti aerospaziali francesi hanno concluso che la manovra di cambio di rotta avrebbe potuto essere eseguita manualmente solo da un pilota esperto. Esistono anche altre teorie: che tutti a bordo siano stati storditi dall’ipossia (mancanza di ossigeno) dopo una improvvisa depressurizzazione oppure il verificarsi di un incendio o di un’esplosione. Fin dall’inizio il governo malese è stato criticato dalle famiglie, per la scarsa trasparenza nell’analisi del tracciamento radar e per la riluttanza ad autorizzare ulteriori ricerche. Circa 40 famiglie cinesi hanno rifiutato i risarcimento da parte del governo malese e hanno intentato cause legali in corso a Pechino contro la compagnia aerea, contro la Boeing e Rolls-Royce produttore di motori. Secondo quanto riportato dai media statali cinesi, un altro centinaio di famiglie hanno raggiunto l’intesa per un risarcimento, che varia tra i 300mila e i 400mila dollari.
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