Iran: proteste contro crisi e regime si estendono a tutto il paese. Diversi manifestanti uccisi

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Iran
(foto da account X People's Mojahedin Organization of Iran)

Le proteste contro la crisi economica in Iran iniziate a fine dicembre a Teheran, si sono estese a tutta la Repubblica Islamica e hanno assunto un carattere anti-regime. Nel corso di incidenti diverse persone sono rimaste uccise, tra le quali un milite delle forze di sicurezza del regime degli ayatollah. Secondo l’agenzia di stampa Mizan, legata alla magistratura iraniana, un paramilitare dei Basij, la forza legata ai pasdaran – i Guardiani della rivoluzione, che rispondono direttamente alla ‘guida suprema’ l’ayatollah Ali Khamenei – sarebbe caduto nella città di Kouhdasht, nella provincia occidentale del Lorestan al confine con l’Iraq.

Bazar

In tutto il paese scuole, università e istituzioni pubbliche sono rimaste chiuse per il giorno di festa nazionale deciso dal governo nel tentativo di contenere la protesta. Alle iniziative dei negozianti dei bazar si sono uniti gli studenti universitari, che hanno allargato la protesta economica con richieste più ampie di cambiamento politico. Nelle dimostrazioni sono stati lanciati gli slogan anti-regime diffusi dal movimento “Donne, Vita, Libertà” ai tempi della rivolta del 2022, scatenata dalla morte della giovane Mahsa Amini, detenuta perché accusata dalla polizia morale di non indossare correttamente il velo. Quelle proteste furono fermate con una brutale repressione, che causò centinaia di morti e migliaia di incarcerazioni.

Sanzioni

Il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, ha affermato che il suo governo ascolterà le “richieste legittime” dei manifestanti e ha sostituito il capo della Banca centrale. Ma il procuratore generale, Mohammad Movahedi-Azad, ha avvertito che qualsiasi tentativo di creare instabilità incontrerebbe quella che ha definito una “risposta decisa”. L’organizzazione per i diritti umani Hengaw denuncia l’uccisione e il ferimento di manifestanti da parte delle forze di sicurezza nella città sud-occidentale di Lordegan e nella provincia centrale di Isfahan. Una grave crisi economica, legata anche alle sanzioni occidentali contro il programma nucleare iraniano, attanaglia l’Iran, in difficoltà pure per l’esaurimento dei rifornimenti idrici. Il valore del riyal, la moneta iraniana, è crollato al minimo storico di 1,4 milioni per dollaro, mentre l’inflazione è salita a oltre il 40% a dicembre.

Esecuzioni

Il governo viene accusato di corruzione e per la priorità data al sostegno di gruppi islamisti esteri come Hamas e Hezbollah, rispetto al benessere interno della popolazione. Online sono apparsi filmati che mostrano persone che scandiscono slogan come: “Morte al dittatore” e “Né Gaza né Libano, la mia vita per l’Iran”. Il premio Nobel per la pace, Shirin Ebadi, ha dichiarato in un messaggio su Instagram che “la Repubblica islamica – nata nel 1979 con il rovesciamento dello Scià da parte dell’ayatollah Khomeyni (ndr) – è ai suoi ultimi giorni”. Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià, ha esortato la popolazione a unirsi alle proteste e “di lanciare il grido per la caduta del regime”. Il 2025 è stato un anno record per le esecuzioni in Iran, con oltre 1.500 persone messe a morte, il numero più alto dal 1989. I gruppi per i diritti umani affermano che le autorità islamiche hanno utilizzato la pena di morte per incutere paura tra la popolazione e reprimere il dissenso.

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