
Un antico osso ritrovato in uno scavo archeologico nei pressi di Cordova in Spagna, potrebbe essere appartenuto a uno degli elefanti da guerra di Annibale. Secondo gli studiosi, guidati da Rafael Martinez Sanchez, archeologo dell’Università di Cordova, si tratterebbe della prima prova concreta che un gruppo di elefanti da guerra abbia calpestato l’Europa antica. Fonti documentarie e iconografiche avevano raccontato dell’utilizzo di questi possenti animali nelle battaglie combattute dal leggendario generale cartaginese contro i romani, ma mancava la prova, la pistola fumante per supportare queste teorie.
Carpale
Ora sembra che i resti di un osso carpale proveniente dalla zampa anteriore di un elefante, costituiscano questa prova. Il team di scienziati, secondo un articolo pubblicato su Journal of Archaeological Science: Reports, ha effettuato analisi al radiocarbonio che hanno permesso di datare il reperto tra il IV e il III secolo a.C. “La scoperta di resti di elefanti in contesti archeologici europei è eccezionalmente rara”, affermano gli archeologi e sebbene l’osso non appartenga a “uno degli esemplari mitici che Annibale portò attraverso le Alpi, potrebbe incarnare la prima concreta traccia degli elefanti utilizzati nelle guerre punico-romane per il controllo del Mediterraneo. Fino ad ora, non esistevano prove archeologiche dirette dell’uso di questi animali”. Accanto alla datazione al carbonio-14, il contesto del ritrovamento assieme a reperti numismatici e di tipo militare indica “questa modesta porzione anatomica” come verosimilmente correlata alla seconda guerra punica, il che “conferisce al ritrovamento un’importanza eccezionale, sottolineando la rilevanza del sito per futuri studi archeologici”, conclude il team.
Cartagine
Testi antichi, monete e disegni raffigurano gli elefanti come componente della strategia militare cartaginese, soprattutto durante le campagne condotte da Annibale, che guidò il suo esercito dalla potente città-stato di origine fenicia, situata nell’odierna Tunisia, fino in Europa. Questo esercito, secondo gli storici, comprendeva 37 elefanti. La seconda guerra punica fu combattuta tra Roma e Cartagine dal 218 al 201 a.C. prima in Spagna e Italia e successivamente in Africa e fu caratterizzata soprattutto da grandi battaglie terrestri, con movimenti di importanti masse di fanteria, cavalleria e, appunto, degli elefanti, temibili macchine da guerra. Alcuni studiosi hanno definito la seconda guerra punica una “guerra mondiale dell’antichità”, risolta in favore di Roma grazie alle vittorie di Publio Cornelio Scipione, che dopo aver battuto Annibale a Zama, non lontano da Cartagine, verrà insignito del titolo de “l’Africano”.
Pirro
L’utilizzo degli elefanti da guerra si diffuse nell’area del Mediterraneo con ogni probabilità attingendo a pratiche militari sviluppate in precedenza nell’Asia meridionale e diffuse attraverso i contatti ellenistici. Fu un altro dei grandi antagonisti di Roma, Pirro re dell’Epiro, il primo a utilizzare gli elefanti da guerra contro le legioni di Roma. Nella battaglia di Eraclea, presso l’odierna Policoro in Basilicata (280 a.C.), gli elefanti terrorizzarono le forze romane che non li conoscevano e li chiamarono “buoi lucani”.
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