Sigonella ‘bis’: Roma, “pieno rispetto degli accordi”. Ma Trump incalza gli alleati, imparate a difendervi da soli

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Sigonella
(foto U.S. Navy by photographer's Mate 2nd Class Damon J. Moritz da en.wikipedia.org)

Il nuovo caso Sigonella – reso pubblico dal Corriera della sera – segnala il momento arduo nei rapporti tra alleati e Washington, con gli USA e Israele impegnati nella guerra al regime islamico di Teheran. Secondo il quotidiano sarebbe stato negato agli Stati Uniti l’utilizzo della base a sud di Catania, come scalo intermedio per alcuni bombardieri diretti nell’area del Golfo. La Naval Air Station (NAS) di Sigonella è centro nevralgico delle operazioni aeree e navali statunitensi nel Mediterraneo. È la seconda base più grande della Marina USA, dopo la Naval Support Activity in Bahrain oggi in prima linea. La base supporta le operazioni della Sesta Flotta e di altre unità militari statunitensi ed è una delle tappe più utilizzate dagli aerei USA nei trasferimenti dalla madrepatria verso l’Asia sud-occidentale e l’Oceano Indiano.

Accordi

Il governo italiano, con una nota di Palazzo Chigi, ha ribadito che “l’Italia agisce nel pieno rispetto degli accordi internazionali vigenti e degli indirizzi espressi dal governo alle Camere. La linea dell’esecutivo è chiara, coerente e già pienamente condivisa con il Parlamento, senza alcuna modifica”. Ogni richiesta americana “viene esaminata con attenzione, caso per caso, come sempre avvenuto anche in passato”. Al momento “non si registrano criticità né frizioni con i partner internazionali. I rapporti con gli Stati Uniti, in particolare, sono solidi e improntati a una piena e leale collaborazione. Il governo continuerà a operare nel solco dei trattati vigenti, nel rispetto della volontà del governo e del Parlamento, garantendo al contempo affidabilità internazionale e piena tutela dell’interesse nazionale”.

Trump

Il presidente Usa, Donald Trump, senza fare riferimento al caso specifico, ha ancora una volta attaccato le scelte di non concedere sostegno logistico da parte degli alleati europei. In un post sul suo social Truth ha scritto: “Dovrete iniziare a imparare a difendervi da soli, gli Stati Uniti non saranno più lì ad aiutarvi, proprio come voi non siete stati lì per noi”. A tutti quei paesi che si sono rifiutati di “intervenire nella decapitazione dell’Iran, ho un suggerimento” se volete il petrolio. “Numero 1, comprate dagli Stati Uniti, ne abbiamo in abbondanza; numero 2, fatevi coraggio, andate nello Stretto e prendetevelo. L’Iran è stato, in sostanza, decimato. La parte difficile è fatta”. In realtà nessun paese è ancora pronto a sfidare il controllo iraniano sullo Stretto e non lo hanno fatto al momento neppure le navi da guerra statunitensi. Lo stesso Trump va ripetendo che i negoziati con l’Iran stanno procedendo bene e questo frena le possibilità di anticiparne l’esito con un’operazione militare rischiosa.

Bilaterali

Gli accordi bilaterali Italia-USA in materia di difesa furono siglati il 27 gennaio 1950 a Washington e il 7 gennaio 1952. Nel 1954 sono stati sottoscritti due documenti d’accordo, che costituiscono a oggi la base della cooperazione militare: l’Air Technical Agreement, del 30 giugno, definisce i limiti delle attività operative, addestrative, logistiche e di supporto che i velivoli americani possono effettuare sul territorio italiano. Il Bilateral Infrastructure Agreeement (BIA), del successivo 20 ottobre, regola le modalità per l’utilizzo delle basi concesse in uso alle Forze USA sul territorio nazionale ed è generalmente conosciuto come “Accordo Ombrello”. Questi documenti nei loro dettagli sono coperti da un elevato livello di segretezza e non possono essere declassificati unilateralmente. Il 2 febbraio 1995, al fine di rendere più uniforme l’applicazione delle norme tecniche, è stato firmato il Memorandum di intesa (MOU), noto come «Shell agreement», che istituisce anche una commissione militare congiunta incaricata di risolvere eventuali controversie legate all’applicazione degli accordi.

Craxi

Il nuovo caso Sigonella “bis” è diverso da quello del 1985, all’epoca della presidenza del Consiglio di Bettino Craxi. Allora gli USA intercettarono l’aereo egiziano con a bordo i terroristi palestinesi responsabili del dirottamento della nave Achille Lauro, costato la vita al passeggero statunitense, Leon Klinghoffer, e lo fecero atterrare a Sigonella. Craxi rivendicò la giurisdizione italiana e si oppose alla presa in custodia dei terroristi da parte delle forze speciali USA, come ordinato dal presidente Ronald Reagan. Superato il rischio di uno scontro armato tra militari alleati, l’Italia trattenne e processò i terroristi direttamente coinvolti nel dirottamento della nave da crociera battente bandiera italiana. Consentì però l’allontanamento del comandante OLP, Abu Abbas, con passaporto diplomatico e considerato in quella fase un mediatore. Abbas poi riconosciuto come organizzatore dell’azione terroristica, venne condannato all’ergastolo in contumacia. All’epoca lo scontro diretto tra Craxi, con l’appoggio dei democristiani Andreotti e Martinazzoli, e Reagan venne valutato come una difesa ‘muscolare della sovranità italiana, ma la frizione in ogni caso venne ricomposta rapidamente.

MAGA

Oggi la risoluzione di Palazzo Chigi non si segnala come una frizione diplomatica, ma come una decisione politica adottata all’interno degli accordi tra Washington e Roma e delle regole della NATO. In realtà, la portata finale potrebbe però determinare una frattura molto più profonda del caso Craxi/Reagan. Questo in ragione dell’atteggiamento di Donald Trump. I suoi attacchi contro gli alleati della NATO sono all’ordine del giorno e si inseriscono nella svolta delle relazioni transatlantiche imposta dal tycoon. Nel quadro della strategia dell’isolazionismo MAGA, Trump potrebbe poi dichiarare raggiunti in qualunque momento e a suo insindacabile giudizio gli obiettivi dell’attacco all’Iran. E questo anche senza il ripristino del libero flusso di petrolio e gas attraverso Hormuz, lasciando così ad altri la patata bollente.

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