Senato fiducia Draghi
(foto senato.it)

E’ stata subito bagarre in Senato all’inizio della discussione del ddl Zan contro l’omotransfobia. Un ddl già approvato dalla Camera otto mesi fa e fonte di una profonda divisione tra lo schieramento di centrosinistra e quello di centrodestra con Italia Viva – a Montecitorio i deputati di Renzi avevano votato a favore – ago della bilancia.

Con i suoi 17 senatori il partito di Renzi potrebbe pesare, eccome!, in caso di voto segreto: fare la differenza a favore di una riscrittura del disegno di legge, il che probabilmente significherebbe un accantonamento del provvedimento. E’ stato un pomeriggio ad alta tensione dunque con scambi di accuse e di insulti reciproci tra i due schieramenti. “Gli europei li abbiamo già vinti, non voglio un clima da stadio qui dentro!” ha detto la presidente Casellati ai turbolenti senatori al culmine della bagarre. Poco prima l’ex-presidente del Senato Pietro Grasso (Leu), l’aveva attaccata con foga invitandola (ma è un eufemismo) a non favorire il ritorno in commissione del ddl come chiedeva la Lega: “Non possiamo tornare indietro, lei non lo deve consentire!” aveva urlato. La decisione partorita da palazzo Madama, alla fine, è che il ddl proseguirà il suo iter in aula (come chiedeva il centrosinistra) e non ritornerà in commissione Giustizia, come chiedevano Lega, FdI e FI. In serata bocciata la pregiudiziale di costituzionalità avanzata da Lega e FdI con 136 voti contro 124, solo 12 voti la differenza. Domani prosegue la discussione dopo il voto sulla sospensiva chiesto dal centrodestra. Nel pomeriggio di domani, dalle 16,30, l’Aula sarà impegnata con le votazioni per l’elezione di due componenti del cda Rai. L’esame del ddl Zan proseguirà quindi giovedì mattina. Si riprende martedì pomeriggio 20 luglio (alle 12 della stessa giornata è stato fissato il termine degli emendamenti) dalle 16,30 e fino alle 20.

Questo iter è una mezza vittoria dei sostenitori dell’immutabilità del testo del ddl, un viatico per una sua rapida e definitiva approvazione. Una battaglia vinta ma per vincere la guerra ce ne corre. C’è infatti da fare i conti con gli effetti dell’ultimo appello di Salvini per una mediazione in extremis sulla riscrittura degli articoli 1,4 e 7 “evitando le ideologie” e con la posizione di Matteo Renzi, ago della bilancia e ancora fautore di un accordo, attirandosi con quest’atteggiamento gli strali del Pd. “Siamo in un punto delicato. Ora siamo a un passo, a un centimetro. O voi fate di quest’aula un luogo dove gli ultrà si confrontano e non si porta a casa il risultato, perché tutti sappiamo che il passaggio a scrutinio segreto è difficile. O si va a scrutinio segreto ed è un rischio per tutti, oppure – ha detto Renzi – ci si assume la responsabilità politica di trovare un accordo. Non semplicemente nel merito, che è a portata di mano, non prendiamoci in giro, è a un passo. C’è però anche un accordo di metodo: va chiesto a tutte le forze parlamentari non solo di andarsi incontro ma di fare un patto politico perché alla Camera questa legge, se dovesse venire modificata dal Senato, possa essere approvata nel giro di due settimane”. “Se si andrà allo scontro, muro contro muro, e si andrà allo scrutinio segreto, avrete distrutto le vite di quei ragazzi” ha concluso l’ex-premier.