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giovedì, 6 Ottobre 2022

Trattativa stato-mafia, sentenza ribaltata: assolti in appello Dell’Utri e i carabinieri

Sentenza di primo grado ribaltata, assolto lo Stato. La ‘trattativa’ tra uomini delle istituzioni, segnatamente tre ufficiali dei carabinieri, e la mafia ci fu, tra il 1993 e il 1994, gli anni delle bombe, ma il fatto “non costituisce reato”.

Dopo tre giorni di camera di consiglio la Corte d’appello di Palermo ha ‘riscritto’ l’inchiesta su quel dialogo segreto facendo propria la tesi dei carabinieri del Ros Antonio Subranni, Mario Mori e Giuseppe De Donno assolti “perché il fatto non costituisce reato”. I tre ufficiali avevano sempre sostenuto di aver avuto contatti con Massimo Ciancimino, figlio di Vito, ma finalizzati alla cattura di Totò Riina. Marcello Dell’Utri, ex-senatore di Forza Italia e ex-braccio destro di Berlusconi riconosciuto estraneo alla vicenda, assolto “per non avere commesso il fatto” (i giudici di secondo grado non hanno quindi ritenuto l’ex politico fedelissimo di Berlusconi il collegamento fra la Politica e Cosa nostra in quella che viene ritenuta la seconda fase della trattativa del 1993 e 1994).

Pena ridotta a 27 anni al boss Leoluca Bagarella; al medico mafioso Antonino Cinà la pena è stata confermata a 12 anni. In primo grado la Corte di assise, nel maggio 2018, aveva condannato a 28 anni di carcere il boss Leoluca Bagarella, a 12 anni oltre allo stesso Dell’Utri gli ex carabinieri del Ros Subranni e Mori e Antonino Cinà, medico e fedelissimo di Totò Riina. Erano stati condannati a 8 anni l’ex-capitano dei cc Giuseppe De Donno e Massimo Ciancimino, figlio di Vito, poi stralciato e prescritto.

Dell’Utri non era presente al momento della sentenza: era nell’aula bunker del carcere Pagliarelli lunedi scorso, poco prima che la Corte si ritirasse in camera di consiglio. “Sono sempre stato tranquillo, altrimenti non sarei qui”, aveva detto. Oggi dice, come riporta Repubblica: “Questa sentenza è la migliore risposta a quelli che spargevano odio; onestamente non me l’aspettavo ma la sognavo. Sono soddisfatto e commosso. E’ un peso che ci togliamo, il sistema giudiziario funziona”. Il ritorno in politica? “Non scherziamo, preferisco i miei libri”.

Gianfranco Eminente
Gianfranco Eminente
Cronista prima di tutto. Ha iniziato il praticantato ed è diventato giornalista professionista lavorando per 'Il Giornale d'Italia' nel 1974. E' passato poi all'Agenzia Italia ricoprendo vari incarichi: inviato speciale, capo degli Esteri e del servizio Diplomatico, anche quirinalista e dal 1989, a Montecitorio, redattore capo e responsabile del servizio Politico di questa primaria agenzia di stampa nazionale. Nel 2001 è stato nominato vice-Direttore vicario sempre all'Agi, incarico che ha mantenuto fino al 2009. Giornalista parlamentare.

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