Referendum, domani decide la Consulta. Amato e le parole che sembrano un ‘via libera’ anticipato

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Giustizia
(foto succo da Pixabay)

Domani la Consulta presieduta da Giuliano Amato decide sugli otto referendum per cui sono state raccolte la scorsa estate sette milioni di firme, tra fisiche ed elettroniche.

In caso di ammissibilità – le ultime dichiarazioni del neo-presidente della Corte lasciano pensare che i giudici potrebbero orientarsi verso un ‘via libera’ – si potrebbe andare al voto in primavera, in una domenica tra aprile e maggio.

Sei referendum riguardano la giustizia, uno l’eutanasia e l’ultimo la cannabis. I sei sulla giustizia sono stati promossi dai Radicali, storici animatori di battaglie referendarie, e dalla Lega (che ha raccolto 4,2 milioni di firme) e riguardano l’elezione dei consiglieri togati del Csm, la responsabilità civile e le valutazioni sulla professionalità dei magistrati, la separazione delle carriere tra giudici e pm (annosa questione che spacca il mondo politico da Tangentopoli), la carcerazione preventiva e la legge Severino.

Nel referendum che vuole introdurre l’eutanasia legale si chiede l’abrogazione parziale dell’articolo 579 del codice penale, l’omicidio del consenziente, che punisce con la reclusione da sei a quindici anni chi procura la morte di una persona con il suo consenso. In caso di esito favorevole, non sarebbe punibile l’eutanasia attiva se compiuta nelle forme previste dalla legge sul consenso informato e il testamento biologico, e in presenza dei requisiti introdotti dalla sentenza della Consulta sul caso Cappato. Resterebbe invece il carcere per chi ha commesso il fatto contro una persona incapace o contro una persona il cui consenso sia stato estorto con violenza, minaccia o contro un minore di diciotto anni.

Nel referendum sulla cannabis (Radicali, +Europa, associazioni Luca Coscioni e altri) si propone di intervenire sia sul piano della rilevanza penale, per quanto riguarda le condotte legate alla cannabis, sia su quello delle sanzioni amministrative in riferimento alla detenzione. Obiettivo: depenalizzarne la coltivazione e l’uso personale. Ma cosa ha detto pochi giorni fa Amato, il ‘dottor Sottile’ neo-presidente della Consulta, usando parole che fanno pendere la bilancia dalla parte dell’ammissibilità? “Davanti ai quesiti referendari ci si può porre in due modi: o cercare qualunque pelo nell’uovo per buttarli nel cestino oppure cercare di vedere se ci sono ragionevoli argomenti per dichiarare ammissibili referendum che pure hanno qualche difetto. Noi dobbiamo lavorare al massimo in questa seconda direzione, perché il nostro punto di partenza è consentire, il più possibile, il voto popolare”.

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