Zelensky alle Camere: il popolo è diventato esercito. Draghi: l’Ucraina nella Ue, aiuti anche militari

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Zelensky
(foto da file governo Ucraina)

“Mariupol come Genova, immaginate Genova…Mezzo milione di abitanti, distrutta, bruciata e rasa al suolo”.

Come la città martire ucraina, porto sul Mar d’Azov, assediata dal primo giorno di guerra e che dopo tre settimane ha rifiutato di arrendersi ai russi anche se ormai è allo stremo.

Ha fatto ricorso a questo paragone il presidente ucraino Volodymyr Zelensky rivolgendosi in videocollegamento a deputati e senatori italiani riuniti alle 11 per ascoltarlo a Montecitorio. Le Camere riunite gli hanno tributato un’ovazione in piedi all’inizio e alla fine del suo intervento durato 12 minuti. Bambini -119 quelli morti dal 24 febbraio – e guerra le parole più usate da un Zelensky apparso meno ‘sfidante’ e più sentimentale – e anche un pò provato – rispetto ad altri suoi interventi “d’attacco” presso i parlamenti dei paesi amici: a Washington, Londra, Berlino e Gerusalemme. Il discorso è filato via senza un vero crescendo e non ha offerto nessuna sponda ad eventuali polemiche (come avvenuto con il richiamo all’11 settembre davanti al Congresso Usa o l’accenno al Muro a Berlino o il paragone con la Shoah in Israele).

Dodici minuti per ringraziare l’Italia per ciò che ha fatto per Kiev e per ciò che si augura farà (sanzioni ancora più forti e incisive contro Putin che, secondo Kiev, non intende fermarsi all’Ucraina) e per dare solo l’idea di ciò che sta sopportando il popolo ucraino che – ha scandito – “è diventato il nostro esercito”. In esordio la notizia della telefonata avuta stamattina con papa Francesco che, come ha riferito il leader ucraino, ha compreso i motivi della voglia di difendersi di un popolo aggredito e della sua resistenza all’esercito di Putin. Poi il numero di bambini “uccisi da questa guerra che è colpa di un uomo solo”, un uomo solo che va fermato – ha sottolineato – perchè pensa che “l’Ucraina sia il cancello per entrare in Europa”; quindi il paragone Mariupol-Genova per dare agli italiani la misura dell’assedio che sta subendo la città portuale dove i civili che non possono abbandonarla diventano bersaglio quotidiano per i tank, gli aerei e l’artiglieria dei russi. Anche un paragone tra russi e nazisti: “A Kiev – ha detto ancora – torturano, violentano, rapiscono bambini, distruggono e con i camion portano via i nostri beni. L’ultima volta in Europa è stato fatto dai nazisti. L’esercito russo è riuscito a minare anche il mare vicino ai nostri porti: questo è un pericolo anche per i Paesi vicini”.

Per Zelensky “questa è una guerra creata da una sola persona che ha guadagnato molti soldi con le esportazioni di petrolio e gas” e ora li usa per la guerra. Anche per questo ha chiesto all’Italia uno sforzo ulteriore: “Funzionari e oligarchi russi utilizzano l’Italia come luogo per le loro vacanze, non dovete accoglierli. Dovete congelare immobili e conti, sequestrare gli yacht e congelare gli asset di chi in Russia ha potere di decisione. Dovete sostenere le sanzioni e l’embargo contro le navi russe nei vostri porti – ha continuato – non dovete permettere assolutamente eccezioni alle sanzioni per nessuna banca russa. Bisogna fermare uno solo, affinché sopravvivano a milioni”.

Ad ascoltare Zelensky governo al gran completo. Solo qualche vuoto, neanche troppo visibile, tra i banchi della Camera per le assenze dei parlamentari di Alternativa, gli ex-M5s, e di alcuni singoli ‘contestatori’ dell’evento-Zelensky. Più visibili i colori giallo e blu della bandiera ucraina negli abiti indossati per l’occasione da alcune parlamentari.

Dopo l’ovazione finale per il leader di Kiev, il breve intervento di Mario Draghi che ha reso omaggio all'”eroismo della resistenza del popolo ucraino”, ha condannato di nuovo l’invasione russa e l’arroganza di Putin ed ha ribadito il sostegno dell’Italia a Kiev ricordando in particolare l’accoglienza agli oltre 60.000 profughi già giunti nel nostro paese. Infine un passaggio importante sugli aiuti militari. “A chi scappa dalla guerra dobbiamo offrire accoglienza, di fronte ai massacri dobbiamo rispondere con aiuti, anche militari, alla resistenza” ha detto Draghi che ha concluso con un “L’Italia vuole l’Ucraina nella Ue” accolto degli applausi dell’emiciclo.

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