
Giorgia Meloni si avvia a formare il suo governo forte di una solida maggioranza. I numeri ci sono, restano da valutare le eventuali fibrillazioni politiche dovute ai magri risultati degli alleati di centrodestra. La prima premier in pectore nel discorso della vittoria ha puntato sulla responsabilità: “Quando questa notte sarà passata, dovremo ricordarci che non siamo a un punto di arrivo ma di partenza. Da domani dobbiamo dimostrare il nostro valore. Questo è il tempo della responsabilità”. Poi ha aggiunto: “L’Italia ha scelto noi e noi non la tradiremo. È importante capire che se saremo chiamati a governare questa nazione lo faremo per tutti gli italiani, con l’obiettivo di unire questo popolo”.
Facciata
Insomma, il ‘Meloni I’ sembra nascere in un botte di ferro, anche perché all’opposizione il Pd ci metterà del tempo per leccarsi le ferite. Sostanzialmente di facciata poi il dissenso populista dei 5stelle. Conte in versione descamisado ha cavalcato in campagna elettorale molti dei temi portati avanti in questi anni dal centrodestra: antieuropeismo, dubbi sull’impegno a fianco dell’Ucraina e spesa pubblica à gogo. Un programma sanfedista-peronista che non preoccupa più di tanto i vincitori. Questi ultimi sanno di potersi facilmente riprendere a tempo debito quel bacino elettorale sensibile alle parole d’ordine più estreme. E anche la tanto sbandierata questione del reddito di cittadinanza alla fine non sarà dirimente. È chiaro che nessuno toglierà al Sud le sue mance. Mai scontentare le truppe sanfediste, è da sempre la soluzione più facile per raccogliere consensi o comunque non avere guai nel Mezzogiorno.
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