
Una durissima nota della premier in pectore Giorgia Meloni – pronta anche a non fare il governo se fossero messi in dubbio “da qualcuno” i caposaldi della nostra politica estera, cioè adesione convinta e totale alla Ue e alla Nato – ha chiuso una giornata politica sviluppata sull’orlo di una crisi di nervi per un nuovo audio di Berlusconi su Putin, la guerra e Zelensky.
Parlando ieri ai suoi deputati l’ex-premier e presidente di Forza Italia, in un audio ‘rubato’ e diffuso dall’agenzia La Presse, ha dato in sostanza la colpa della guerra in Ucraina alla resistenza di quel popolo e a Zelensky, sul quale ha preferito non esprimersi con un eloquente “Non fatemi parlare…”. Una nuova uscita a gamba tesa del leader di uno dei partiti della maggioranza – senza il quale il governo non si fa – convinto che Putin sia stato costretto all’operazione militare speciale dalle pressioni interne, dalle preghiere dei capi filorussi del Donbass e dagli attacchi militari condotti da Kiev contro le repubbliche separatiste non rispettando i termini della pace di Minsk del 2014. Attacchi che, secondo Berlusconi, Zelensky avrebbe triplicato dopo la sua elezione. Nell’audio anche gli applausi dei 45 deputati azzurri…
Questa la nuova picconata sul governo targata Berlusconi. Un tentativo di sgambetto contro l’esecutivo che sta per formarsi mettendo in imbarazzo la premier in pectore e incidendo ancora non si sa quanto pesantemente sulla credibilità dell’Italia presso tutte le cancellerie occidentali (facendo al contempo felice Mosca che avrà brindato con il Lambrusco…).
Comunque a livello istituzionale le tappe previste come inizio di legislatura e per la formazione del governo procedono regolarmente. L’inizio delle consultazioni è stato fissato dal Quirinale per domani alle 10. Il capo dello stato Mattarella, secondo il calendario, potrebbe affidare l’incarico a Giorgia Meloni già venerdì – quando la delegazione unita del centrodestra sarà stata l’ultima a lasciare lo studio alla Vetrata – o al massimo sabato. Il voto di fiducia è atteso poi in Senato mercoledì prossimo.
Sul timing per la nascita di un governo di centrodestra, a dodici anni dall’ultimo, pesa però l’incognita Berlusconi: al di là degli appunti malevoli sulla Meloni sono state le sue dirompenti dichiarazioni su Putin e la guerra a provocare 48 ore di forti fibrillazioni, terremotando il percorso verso la formazione dell’esecutivo e mettendo anche in forse la nomina di Antonio Tajani alla Farnesina, oltre a provocare le forti reazioni di tutte le opposizioni, Letta e Conte in primis.
Di qui l’ultimatum della Meloni. Ieri, dopo i primi audio, aveva taciuto. Oggi no e alle 20, l’ora dei Tg, ha fatto diramare una nota dai toni durissimi: “Su una cosa sono stata, sono, e sarò sempre chiara. Intendo guidare un governo con una linea di politica estera chiara e inequivocabile. L’Italia è a pieno titolo, e a testa alta, parte dell’Europa e dell’Alleanza atlantica. Chi non fosse d’accordo con questo caposaldo – conclude -non potrà far parte del governo, a costo di non fare il governo”.
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