Il Re è al 41 bis. Difeso dalla nipote difficilmente svelerà i suoi segreti. Non mancano le polemiche

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Messina
(foto account Twitter Arma dei Carabinieri)

Finalmente lo hanno preso, senza eccessive spettacolarizzazioni. Senza manette, addirittura accompagnato per braccio da una giovane carabiniera per evitare che inciampasse salendo sull’auto che lo portava via.

Scrive Saviano sul Corriere: “Hanno arrestato il re. Così Cosa nostra, l’unica tra le organizzazioni continua a mantenere una struttura piramidale, mentre le altre si costituiscono come confederazioni, non hanno un unico sovrano. Riina e’ morto in carcere da re. Provenzano, in tutti i suoi anni di latitanza, operava da monarca, m formalmente era viceré. Ora è stato arrestato il monarca”.

IL CERCHIO ORMAI SI ERA CHIUSO. Che la sua cattura fosse imminente lo sospettavano in po’ tutti. Sia gli altri mafiosi sia chi gli stava dando la caccia da anni. Messina Denaro era malato. Così gli indizi, anzi le certezze, sul tumore con i database degli ospedali e la consapevolezza che fosse in Sicilia, vicino a Palermo, hanno posto fine alla fuga dell’ultimo capomafia. Arrestato in clinica dopo avere fatto la fila per un tampone. La svolta, quando intercettando i parenti, si è saputo della malattia oncologica.

RIINA “IMPARA BENE, MINCHIA…”. A testimoniare il suo ruolo lo stesso Riina intercettato in carcere. Riferendosi a don Ciccio, il padre di Denaro, dice: “Lo ha dato a me per farne quello che ne dovevo fare, è stato qualche, 4 o 5 anni con me, imparava bene minchia…”. Poi però Riina non ne apprezzò quel suo privilegiare gli affari ai danni delle vecchie regole. “A me dispiace dirlo, questo fa il latitante, fa queste pali..eolici, i pali della luce. Questo si sente di comandare, si sente di fare luce ovunque, per prendere soldi, ma non si interessa di altro…”. Le prime crepe che cominceranno a minare la credibilità di Denaro all’interno della organizzazione.

IL BLUE MONDAY DELLA MAFIA. Il lunedì della tristezza, il terzo lunedì di gennaio, ritenuto nel mondo il più funesto giorno dell’anno, lo è stato sicuramente per la mafia. Quando Riina fu catturato esattamente trent’anni fa, era anche allora il blue monday.

VIAGRA, PRESERVATIVI, SNEAKERS FIRMATE TROVATE NEL SUO COVO. Subito dopo l’arresto è stato scovato il suo covo, probabilmente già conosciuto dai carabinieri. Trovati viagra e preservativi, segno quindi anche di una o più relazioni, nella casa intestata a Bonafade, lo stesso che gli forniva la sua identità, anche con carta d’identità e patente, falsificate. Ma sempre con il medesimo nome.

LORENZA GUTTADAURO, NIPOTE DEL BOSS, È IL DIFENSORE. Denaro ha scelto per la sua difesa la nipote, avvocato, Lorenza (stesso nome della figlia, mai conosciuta per la latitanza) Guttadauro. Forse già un segnale per gli inquirenti che lo dovranno interrogare. Difficile che faccia il pentito davanti alla nipote. Sarebbe uno sminuire il suo ruolo, proprio davanti ad un familiare.

IMMANCABILI LE POLEMICHE. Si poteva arrestare prima. Perché ci hanno messo tanto? Perché non è stato ammanettato? La sua cattura è frutto di una trattativa? Ha tagliato corto il comandante generale dei carabinieri, Luzi: “Lo abbiamo cercato sempre in Sicilia. Non ci sono trattative o misteri dietro la cattura”.

LA MELONI VOLA A PALERMO. E’ un fatto incontestabile che Matteo Denaro sia stato arrestato proprio con un governo di centrodestra, così come avvenne con Provenzano. Con Riina si era ancora alla prima Repubblica ed il ministero dal quale allora dipendevano i carabinieri, era quello della Difesa, retto dal socialista Salvo Andò. Per la premier e’ un fatto storico, così anche per Mattarella che parla di successo di tutto lo Stato.


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