Unione Europea: mentre si affaccia l’Ucraina, la Commissione disegna l’UE di domani. Allargamento “graduale e reversibile” e riforme, fine dell’unanimità

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(foto account X European Commission)

Piovono le bombe degli aggressori russi su Kiev, la capitale dell’Ucraina, e la Commissione europea prepara il futuro dell’Unione. Si punta sull’allargamento a nuovi Paesi, insieme a indispensabili e urgenti a riforme, a partire dalla fine dell’unanimità per le decisioni chiave. L’allargamento conferirebbe all’Unione, oggi a 27, “maggiore peso geopolitico e influenza sulla scena globale”. Ma “se prima le riforme erano necessarie” – decisiva quella della governance -, “con l’allargamento diventano indispensabili”.

Angolare

I nuovi Paesi – quelli dell’area dei Balcani occidentali (Serbia, Montenegro, Albania e Macedonia del Nord), con la Bosnia che ha lo status di candidato, e ora anche Ucraina, Georgia e Moldova, con il Kosovo e la Turchia ancora sullo sfondo -, verranno integrati nell’UE gradualmente e secondo un processo “reversibile”. Pietra angolare, di quello che potrebbe diventare il più rilevante blocco di democrazie a livello mondiale, il sostegno allo stato di diritto e ai diritti fondamentali. L’UE rafforzerà gli strumenti per garantire che democrazia e stato di diritto siano rispettati in modo coerente in tutta l’Unione, anche dopo l’adesione.

Stato di diritto

Diritti e obblighi nell’Europa unita, non possono essere “à la carte”, come vorrebbe qualche leader più o meno sovranista. Negli ultimi anni la Commissione ha rifiutato i pagamenti del bilancio dell’UE all’Ungheria e alla Polonia – Stati che hanno aderito all’Unione nel 2004 – a causa di controversie proprio in tema di rispetto dello stato di diritto. Il documento, definito in termine tecnico Comunicazione, suggerisce che Bruxelles consentirà ai Paesi candidati di integrarsi parzialmente nell’UE prima di ottenere la piena adesione. Il processo di allargamento offrirebbe ai Paesi già candidati e a quelli potenziali la possibilità – diversamente dal passato – di “graduale integrazione, anticipando alcuni vantaggi e obblighi derivanti dall’adesione”. In altre epoche erano sì previsti periodi transitori pre-adesione, ma tali processi non erano poi reversibili.

Impegni

La Commissione rimarca che si dovrà garantire che “sia l’UE sia i futuri Stati membri” debbano essere “ben preparati”. La Comunicazione dà il via ai lavori sulle riforme istituzionali dell’UE su cui sono da tempo in corso riflessioni e che sono state annunciate dalla presidente Ursula von der Leyen nel suo discorso sullo stato dell’Unione del 2023. Se l’allargamento è nell’interesse strategico dell’Unione, questa dovrà fornire sempre più “forti impegni in materia di sicurezza, migrazione e gestione delle frontiere”, agendo “in modo unito, rapido e deciso”. Di qui l’urgenza di costruire un processo decisionale efficiente, anche sfruttando tutto il potenziale degli attuali Trattati, come le “clausole passerella”, che consentono uno spostamento dall’unanimità alla maggioranza qualificata in seno al Consiglio. I problemi si sono visti di recente con il veto dell’Ungheria sugli aiuti all’Ucraina e la minaccia di Viktor Orban di bloccare l’inizio dei negoziati per l’adesione di Kiev. Solo il machiavello dell’abbandono da parte del premier ungherese della sala del vertice durante la votazione ha consentito di approvare l’apertura dei colloqui.

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