Il boss dei Casalesi Francesco Schiavone “Sandokan” si pente e collabora con la giustizia

0
Schiavone
(foto direzioneinvestigativaantimafia.interno.gov.it)

Francesco Schiavone – noto come “Sandokan” per una vaga somiglianza con Kabir Bedi, l’attore che aveva impersonato il personaggio di Emilio Salgari in una celebre serie tv degli anni ’70 -, capo indiscusso del clan dei Casalesi, ha deciso di collaborare con la giustizia. Dopo 26 anni di prigione, gran parte dei quali trascorsi nel regime carcerario speciale del 41 bis, Schiavone, 70 anni, sembra aver scelto di confessare i segreti della sua lunga carriera criminale. In precedenza anche i figli Nicola e Walter avevano già deciso di collaborare con la giustizia.

Tossici

La scelta di Schiavone, che ha messo fine a anni di silenzio, è stata confermata dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo (DNAA). Sandokan potrebbe svelare molti misteri irrisolti della criminalità organizzata, inclusi omicidi e intrecci con il mondo politico e imprenditoriale, oltre che fornire informazioni sugli sversamenti di rifiuti tossici che hanno devastato il territorio campano. Il percorso di collaborazione di Schiavone è iniziato nelle ultime settimane, con la DNA (Direzione Nazionale Antimafia) e la DDA (Direzione distrettuale antimafia) di Napoli che hanno condotto il connesso lavoro investigativo la con massima discrezione.

Svolta

Il pentimento di Schiavone segna una svolta significativa nell’ambito della lotta alla criminalità organizzata. Il passato criminale di Schiavone è segnato da violenze e omicidi. La sua collaborazione potrebbe fornire informazioni cruciali sulla struttura del clan dei Casalesi e potrebbe influenzare il futuro del clan, mettendo fine alle aspirazioni di altri possibili successori. Molti osservatori considerano questo pentimento un evento di grande importanza nella lotta contro la criminalità organizzata e una dimostrazione che anche i più potenti e temuti boss della mafia possono scegliere la via della collaborazione con la giustizia.

Carriera

La carriera criminale di Schiavone inizia con l’arresto per detenzione di armi all’età di 18 anni. Divenne leader del clan dopo l’omicidio di Antonio Bardellino nel 1988 e avviò l’espansione del gruppo. L’ultimo arresto nel 1998, dopo anni di latitanza, ha portato alla condanna all’ergastolo nel processo Spartacus. Durante la detenzione è stato coinvolto in ulteriori reati e ha continuato a mantenere il suo potere nel clan. Lo scrittore e giornalista Roberto Saviano, autore del best seller “Gomorra” e che vive sotto scorta dal 2006 per le minacce di morte dei Casalesi, ha commentato su Instagram: “Schiavone capo del clan dei Casalesi (insieme a Bidognetti) ha deciso di collaborare con la giustizia. Sarà davvero così? Collaborerà dando informazioni importanti?” o “gli basterà dare qualche prova di omicidio, di qualche tangente ed evitarsi l’ergastolo? Riuscirà a farlo senza svelare dove si trovano i soldi della camorra e senza dimostrare i legami politici imprenditoriali reali? Lo scopriremo monitorando e analizzando quello che accadrà”.

Exit mobile version