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martedì, 23 Luglio 2024

Il piano di Giorgia, Ue e riforme evitando il trappolone referendum

Giorgia ha vinto e bene, due anni dopo il voto delle politiche. Ed era tutt’altro che scontato come dimostrano i disastri di Macron e Scholtz. Meloni è stato l’unico premier uscito vincitore dalle europee.

La sua è stata un vittoria equilibrata. Non troppo e non poco. Abbastanza per sentirsi rafforzata nel suo cammino ma senza fare impazzire come una maionese i suoi alleati che avendo ottenuto quasi lo stesso risultato, possono starsene sereni e prepararsi alle nuove sfide.

Ora la corsa di Ursula verso il bis appare in discesa anche se dovrà fare i conti con la stizza dei due grandi sconfitti, Macron e Scholtz che proprio non vogliono la compagnia della Meloni. Ma sono realmente in grado di chiuderle tutte le porte dalla regia che deciderà la sorte dell’Europa nei prossimi decisivi anni? Oltretutto nel governo italiano ci sono pure quelli di Forza Italia, che sono a pieno titolo nel Ppe…

Giorgia sta diventando un’esperta di pragmatismo politico da giocarsi tutto in favore degli interessi nazionali con qualsivoglia interlocutore. Potrebbe fare accordi con la von del Leyen a partire dai voti per un nuovo mandato. Erano proprio tedeschi e francesi prima della batosta elettorale a non volerne la riconferma. Ora sarà il Ppe a dare le carte senza fare sconti a nessuno.

Sul fronte interno si apre la stagione delle grandi sfide confidando sulla ripresa dell’economia che potrebbe consentire una maggiore capacità di manovra su tasse e salari. Poi senza rimanere impigliata nelle beghe giornaliere Giorgia potrebbe pensare in grande alle riforme.

La Meloni sa bene che dovrà maneggiare con cura l’arma referendum. Ne sanno qualcosa Berlusconi e Renzi con le brucianti sconfitte anche quando si andava a votare. Con il 50%. che non vota quasi impossibile raggiungere il quorum che per l’appunto è proprio del 50%. Le uniche strade possibili sono due. La ricerca molto difficile di un accordo in Parlamento oppure eventualmente abbinare il referendum con le prossime politiche. Anche in questo caso la sinistra probabilmente direbbe di prendere una solo scheda e lasciare lì quella per la riforma. Ma la Meloni potrebbe anche vincere le elezioni con il referendum andato a vuoto. E non sarebbe costretta a dimettersi.

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