Joe Biden alla fine si è ritirato dalla corsa per la Casa Bianca cedendo così alle pressioni di una buona parte del partito democratico preoccupato per una prevedibile débacle nelle urne e ha indicato la sua vice, Kamala Harris, come candidata giusta per battere Donald Trump, che dopo l’attentato in Pennsylvania ora viaggia a gonfie vele nei sondaggi per le presidenziali del 5 novembre. “Una fantastica vice presidente e potrebbe fare la presidente” ha detto Biden che ha lasciato la corsa per motivi di salute “nell’interesse del partito e del Paese” – ora all’età si è aggiunto il Covid – ma non intende abbandonare la Casa Bianca, come pure i rapubblicani vorrebbero, dove vuole rimanere fino all’ultimo minuto. Trump, secondo il quale Biden è stato il peggior presidente degli Stati Uniti, si è già dichiarato certo di poterla battere facilmente, ancora più facilmente se l’avversario fosse rimasto Biden. Con il passo indietro di Biden e il cambio di cavallo nella corsa alla Casa Bianca ora il quadro si rimescola e non ci sono molti precedenti cui far riferimento. In sostanza ricomincia una nuova campagna elettorale. E un tycoon sprezzante nei confronti della vice di Biden, donna e di colore, può essere indice di un nascente nervosismo da quelle parti. Per prima cosa dunque bisogna appurare come si comporterà il partito democratico i cui big hanno apprezzato la decisione di Biden ma non hanno ancora aggiustato il tiro sul nuovo candidato. I delegati repubblicani alla convention di metà agosto sceglieranno davvero la Harris, che pure è data più forte di Biden nei sondaggi? O partoriranno un nuovo nome? Nonostante l’endorsement di Biden infatti i delegati non sono obbligati a niente e possono scegliere un altro candidato. diverso da quello indicato dal vecchio Joe.
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