Anche ieri, di nuovo, spari di tank israeliani contro le postazioni Unifil nel sud del Libano e una rinnovata richiesta del governo di Tel Aviv perchè i caschi blu dell’Onu abbandonino le loro posizioni. Richiesta fino a questo momento respinta dal Palazzo di Vetro, dall’Italia e dai governi che partecipano alla forza di interposizione. Rinnovata condanna internazionale nei confronti dello stato ebraico ma in un’intervista a ‘Le Figaro’ il premier Benjamin Netanyahu ha spiegato il motivo per cui Israele vuole che l’Unifil se ne vada: la forza di pace – ha detto il premier israeliano – non funziona, non svolge il compito per cui è nata cioè l’applicazione della risoluzione 1701 delle Nazioni Unite, non ha impedito a Hezbollah di armarsi e di lanciare missili contro il suo paese.
“Non abbiamo assolutamente nulla contro l’Unifil – ha spiegato il primo ministro israeliano nell’intervista (anche la Francia partecipa all’Unifil, ndr) – È vero che Hezbollah si nasconde spesso dietro le sue postazioni per lanciare missili contro di noi. Mi dispiace che i meccanismi decisi dalla Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dopo la guerra Hezbollah-Israele dell’estate 2006 non siano stati messi in atto. Vorrei ricordare – ha aggiunto – che la risoluzione prevedeva che le uniche armi presenti a sud del fiume Litani fossero quelle dell’esercito libanese. Tuttavia, in quest’area, Hezbollah ha scavato centinaia di tunnel e nascondigli, dove abbiamo appena trovato una grande quantità di armi russe di ultima generazione. In quasi vent’anni, quanti missili Hezbollah ha fermato l’Unifil? Zero, ahimè!”.
Degli attacchi israeliani alle postazioni Unifil in Libano ha parlato oggi il ministro della Difesa Crosetto che al Senato, in un’aula praticamente vuota, ha svolto un’informativa sugli ultimi sviluppi. “L’Italia ha ribadito che riconosce il diritto di Israele a resistere e difendersi dagli attacchi di chiunque. Allo stesso tempo – ha chiarito Crosetto – abbiamo chiesto ad Israele di attenersi alle regole del diritto internazionale e di proteggere l’incolpevole popolazione civile, a Gaza come in Libano, ed il contingente Onu. Per il titolare della Difesa “non è messa in discussione la nostra partecipazione all’Unifil che proseguirà fino a quando ve ne sarà la necessità e le Nazioni Unite, insieme ai 50 Stati contributori, non decideranno diversamente. Andare via ora non porterebbe alcun beneficio e minerebbe, forse definitivamente, la credibilità stessa delle Nazioni Unite. “La presenza dei soldati di Unifil – ha aggiunto Crosetto – può, invece, ancora costituire un elemento fondamentale per prevenire nuovi e peggiori scontri diretti, nuovi e peggiori conflitti”.
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