Meloni-Zelenski: i pacifisti “la gente è stufa della guerra in Ucraina. Biden deve graziare Assange”

Durante il bilaterale ieri sera a Palazzo Chigi tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, alcuni pacifisti romani hanno esposto uno striscione davanti al Colosseo con la frase di Julian Assange “Se le guerre possono essere avviate dalle bugie, allora possono essere fermate dalla verità”. “La gente è stufa della guerra in Ucraina e anche delle bugie raccontate per avviarla e poi per sostenerla, è arrivata l’ora della verità” ha dichiarato uno degli attivisti, Davide Dormino. “Infatti, se non si ammette la verità: ossia, che la presenza NATO in Ucraina può sembrare una minaccia per la sicurezza della Russia, allora non si accetterà mai di trattare per dissipare quella minaccia e non ci sarà mai la pace”. E mentre a palazzo Chigi Gorgia Meloni diceva a Zelenski che una pace giusta è semplicemente “quella sulla quale l’Ucraina è d’accordo” i pacifisti davanti al Colosseo sostenevano che “allora basterebbe che l’Ucraina si dichiarasse d’accordo con la richiesta russa di non entrare nella NATO e di smantellare le installazioni NATO nel paese, e il conflitto terminerebbe subito”. Sarebbero poi sufficienti accordi bilaterali per proteggere l’Ucraina da future incursioni russe. Insomma: “basta armi, serve la verità” ha concluso Dormino. Gli attivisti hanno voluto rievocare al Colosseo la figura di Julian Assange durante il bilaterale Meloni-Zelenski anche per un secondo motivo, come ha sottolineato un altro attivista, Salvatore Barbera: sollecitare la grazia per il fondatore di WikiLeaks. Assange è stato scarcerato nel giugno scorso in seguito ad un accordo con il Dipartimento della giustizia Usa, in cui ha accettato di dichiararsi colpevole di un reato in cambio della libertà, ed ha fatto ritorno in Australia (nel luglio 2010 WikiLeaks svelò ai quotidiani The New York Times e The Guardian e al settimanale tedesco Der Spiegel il contenuto di alcuni documenti riservati su aspetti nascosti della guerra in Afghanistan). “Il suo caso non è finito con la sua liberazione lo scorso giugno.  Per essere completamente libero – ha spiegato Barbera – Julian ha bisogno di una grazia presidenziale da parte di Joe Biden, un gesto, poi, che contribuirebbe a smantellare l’anacronistico Espionage Act statunitense, ai sensi del quale Assange è stato ingiustamente incriminato. Il presidente statunitense non è potuto venire a Roma stasera, com’era previsto, ma, con il nostro striscione, vogliamo comunque chiedere alle autorità italiane di far presente, nelle loro comunicazioni con Washington, l’opportunità di una grazia per Assange e anche per Snowden e Manning. Ciò aiuterebbe a proteggere in futuro tutti i giornalisti d’inchiesta.”

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Gianfranco Eminente
Gianfranco Eminente
Cronista prima di tutto. Ha iniziato il praticantato ed è diventato giornalista professionista lavorando per 'Il Giornale d'Italia' nel 1974. E' passato poi all'Agenzia Italia ricoprendo vari incarichi: inviato speciale, capo degli Esteri e del servizio Diplomatico, anche quirinalista e dal 1989, a Montecitorio, redattore capo e responsabile del servizio Politico di questa primaria agenzia di stampa nazionale. Nel 2001 è stato nominato vice-Direttore vicario sempre all'Agi, incarico che ha mantenuto fino al 2009. Giornalista parlamentare.

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