
Giorgia Meloni e’ molto cresciuta politicamente da quando sta a palazzo Chigi. Ed ora e’ molto attenta a vedere le trappole nelle quali potrebbe cadere soprattutto se le trappole uno se le crea da solo.
E’ già accaduto in passato con Berlusconi e Renzi che inciamparono nei referendum costituzionali sulle loro riforme. Se Berlusconi ebbe la forza di rialzarsi e tornare alla guida del governo lo stesso non accadde a Renzi, che da possibile leader per un ventennio, fini’ per perdere pure la leadership del Pd.
L’errore di Renzi fu allora quello di rompere il cosiddetto patto del Nazareno con il Cav scegliendo Mattarella senza consultarlo, anche perché sapeva della sua preferenza per Giuliano Amato, perdendo così l’appoggio per il referendum. Con la vittoria di Renzi ora non ci sarebbe neanche la Meloni.
Giorgia sta portando avanti una riforma per un premier eletto direttamente dal popolo ma sa bene quali sono i rischi di un inevitabile referendum perché la riforma costituzionale per evitare una consultazione popolare dovrebbe essere approvata con due terzi dei voti in Parlamento. Cosa impossibile vista la netta chiusura del Pd e delle altre opposizioni. Appare molto difficile in caso di referendum raggiungere la quota del 50% degli elettori necessaria per la sua validità. Le opposizioni indicherebbero probabilmentela via dell’astensione rendendo arduo l’ostacolo da superare.
Ecco allora spuntare un piano B, come racconta Francesco Verderami sul Corriere. La Meloni starebbe pensando di introdurre il premierato con una riforma della legge elettorale senza toccare la Carta. Infatti la legge elettorale è una legge ordinaria che necessita della sola approvazione del Parlamento.
Il progetto in fase embrionale, come scrive Verderami, parte dall’esame dei due modelli oggi in vigore in Italia: la legge per l’elezione dei sindaci e quella per l’elezione dei presidenti di regione. Siccome il primo modello prevede il doppio turno, che storicamente è inviso al centrodestra, e’ chiaro che il gruppo di lavoro, che potrebbe essere costituito con i rappresentanti di tutte le forze di maggioranza, si concentrerebbe su una rivisitazione in chiave nazionale del Tatarellum. Turno unico, premio di maggioranza alla coalizione vincente ed elezione del governatore. Questo aspetto legherebbe di fatto la vita della legislatura alla durata del presidente del Consiglio, sbarrando la strada ai governi tecnici.
Al momento è solo un’idea. Una strada ricca comunque di ostacoli anche perché bisognerebbe vedere cosa direbbe la Corte Costituzionale su una simile legge, a parte quella che diventerebbe una durissima battaglia delle opposizioni. Infine c’è anche una sorta di scaramantica prudenza che dovrebbe fare riflettere la Meloni, chi ha cambiato la legge elettorale ha sempre perso.
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